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Hantavirus : perché questo patogeno fa paura

Ciò che fa paura dell’hantavirus è che alcune varianti possano evolvere rapidamente verso quadri clinici molto severi. I sintomi iniziali sono spesso simili a quelli influenzali: febbre, dolori muscolari, cefalea, nausea, vomito e stanchezza. E questo rende difficile una diagnosi precoce. In particolare, nella forma polmonare, dopo alcuni giorni possono comparire tosse, difficoltà respiratoria e accumulo di liquidi nei polmoni. In questi casi la mortalità può essere alta e può raggiungere anche il 35-38% nelle forme respiratorie più gravi. Inoltre a preoccupare ancora di più è il fatto che non esiste una terapia antivirale specifica. Le cure sono soprattutto di supporto e puntano a stabilizzare i pazienti, sostenere la respirazione e trattare eventuali complicanze renali o cardiovascolari.

I luoghi ad alto contagio

Quello che dobbiamo tenere presente, quando parliamo di hantavirus, è che ci sono luoghi e situazioni in cui è più facile infettarsi. E che quindi vanno evitati o frequentati prendendo le necessarie contromisure. Ne parla Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. “Dobbiamo fare molta attenzione, e cautelarci, se per qualsiasi motivo entrassimo in cantine, garage, solai, sottotetti, capanni degli attrezzi, fienili, casolari abbandonati o rustici rimasti chiusi per lungo tempo – spiega -. Così come dobbiamo stare attenti nell’entrare in aree in cui ci siano roditori: luoghi dove si notano escrementi, nidi o segni di rosicchiamento. Inoltre facciamo attenzione anche durante attività che sollevano polvere: evitiamo di spazzare o usare aspirapolvere in ambienti infestati, visto che il virus può essere inalato attraverso la polvere contaminata. Infine, quando ci troviamo in campeggi o alloggi rurali, specialmente in baite o capanne, dobbiamo assicurarci che cibo e rifiuti siano sigillati”.

Cosa fare per evitare l’infezione

Quello che possiamo fare per ridurre il rischio di infezione da hantavirus parte da alcune regole di base. “In primo luogo bisogna evitare il contatto con roditori e le loro secrezioni – sottolinea Pregliasco –. È poi consigliabile aerare bene i locali chiusi prima di pulirli; usare guanti e mascherine (FFP2-FFP3) durante le pulizie di cantine, soffitte o magazzini, aree potenzialmente contaminate da roditori; non spazzare a secco polvere potenzialmente contaminata; inumidire le aree contaminate prima della pulizia; mantenere puliti gli ambienti domestici e di lavoro; lavarsi le mani di frequente. Va ribadito infine che durante le epidemie o in caso di sospetto contagio, la tempestiva identificazione e il rapido isolamento dei casi, il monitoraggio dei contatti stretti e l’applicazione delle misure standard di prevenzione delle infezioni sono fondamentali per limitare la diffusione del virus”.

Fonte

La possibile contaminazione con uccelli necrofagi, come era stato ipotizzato per il paziente zero in Argentina, ci sembra remota in Italia. Sotto trovate la vicenda più verosimile sul paziente zero della nave Hondius.


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Flash pubblicato il 12/05/2026



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