Approfondimento

L’alta dispersione di acqua potabile e le criticità della rete

Approfondimento pubblicato il 14/08/2026 - di Redazione

L’alta dispersione di acqua potabile e le criticità della rete nazionale

Ogni anno una quota rilevante dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione italiane viene dispersa prima di raggiungere gli utenti finali. Nell’Unione Europea, per il periodo 2022-24, eravamo al secondo posto, dopo la Romania, come percentuale di dispersione.

La gestione del problema è ostacolata dalla mancanza di dati nazionali tempestivi e organici. Le stime più recenti provengono da ARERA e riguardano solo una parte, seppur significativa, della popolazione. Queste mostrano un leggero peggioramento nelle dispersioni tra il 2022 e il 2025.

Il confronto internazionale indica che tariffe più alte sulle forniture di acqua favoriscono maggiori investimenti, i quali a loro volta riducono le dispersioni.

L’Italia ha però un livello tariffario tra i più bassi in Europa e questo riduce le risorse disponibili per l’ammodernamento della rete. A fronte di questa emergenza, le risorse del PNRR (*) sono state destinate a interventi per migliorare la rete, ma non è chiaro cosa sia stato effettivamente fatto. Inoltre, non era previsto nessun obiettivo quantitativo in termini di riduzione della dispersione. Gli effetti concreti di questi interventi sulla rete saranno quindi visibili soltanto nei prossimi anni.

(*) nel PNRR erano previsti 1,9 miliardi di euro per interventi volti alla “Riduzione nelle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti” (Missione 2, Componente 4, Investimento 4.2)

* * *

Ogni anno una parte significativa dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione italiane viene dispersa prima di raggiungere gli utenti finali. Purtroppo, gli ultimi dati completi pubblicati dall’Istat disponibili sulle perdite idriche (quelli che ancora vengono riportati dai media) risalgono al 2022 e riguardano solo l’acqua per uso civile.[1]

Per l’acqua non potabile in agricoltura e industria, non esistono statistiche a livello nazionale.[2] La mancanza di dati nazionali tempestivi ed omogenei pubblicati dall’Istat per le perdite di acqua potabile evidenzia un primo limite nella gestione delle reti: per programmare interventi efficaci è necessario disporre di informazioni aggiornate, in grado di individuare tempestivamente le aree interessate dalle dispersioni e orientare gli interventi di manutenzione.

Ciò detto, la situazione al 2022 non era certo rassicurante Nel 2022, nelle reti comunali italiane sono stati immessi circa 8 miliardi di metri cubi di acqua potabile (371 litri per abitante al giorno). Di questi, solo 4,6 miliardi (214 litri per abitante al giorno) sono stati erogati agli utenti (Fig. 1). La differenza, 3,4 miliardi di metri cubi, è stata persa.[3] Ne consegue che quello che viene perso sarebbe stato sufficiente per soddisfare il fabbisogno di quasi il 75% della popolazione italiana, circa 43,4 milioni di persone. Il problema è peggiorato nel tempo: nel 2022 le perdite, in percentuale dell’acqua immessa in rete, erano superiori di circa 10 punti percentuali rispetto al primo censimento del 1999. Dati parziali di fonte ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) suggeriscono che non ci sia stato nessun miglioramento fino al 2025 (nessuna informazione è disponibile per il 2026).[4]

… Le perdite idriche sono causate dal deterioramento delle infrastrutture, e da allacci abusivi.[6] Tuttavia, secondo il Financial Times, una causa sottostante è il modello gestionale: molte reti sono affidate a piccoli operatori locali con risorse limitate, rendendo più difficile programmare interventi sistematici di manutenzione o sostituzione.[7]

Esiste una relazione positiva tra il livello delle tariffe idriche e gli investimenti: i Paesi con tariffe più alte tendono a investire di più e l’Italia è fanalino di coda.



Condividi questo articolo sui Social Network:   
Facebooktwitterlinkedin

Chiudi