Approfondimento

Il Premio “Il Ponte” si sdoppia: per il nonprofit e per il design (2008)

di Eleonora Sàita e Giuseppe Caprotti

Nell’edizione 2008, il Premio “Il Ponte” si affaccia al design. È Carla Venosta stessa a spiegarlo nel suo editoriale Etica della responsabilità: un percorso pubblicato sul “Notiziario 2009” della FGV:
“Nel 1982, invitata quale vicepresidente ICSID (International Council of Societies of Industrial Design) e membro del comitato ADI (Associazione Disegno Industriale) ad Ahmedabad [la città più importante dello stato del Gujarat, in India, N.d.r.], presso l’Istituto Nazionale di Design (NID), fui particolarmente colpita dal valore civile e sociale di quella che è nota appunto come “Dichiarazione di Ahmedabad”.

Il documento, promosso tempo prima dal NID stesso in accordo con l’UNIDO (United Nation Industrial Development Organization), e l’ICSID, di fatto era stato stilato dal Pandit Nheru (…) allora primo ministro indiano, insieme agli architetti Charles e Ray Eames. In sostanza si trattava di una dichiarazione volta a impegnare i progettisti ‘nella ricerca di risposte locali a bisogni locali, ritrovando risorse e tradizioni di ogni singolo popolo per poi ricrearle attraverso la forza delle nuove tecnologie’: in una parola, gettava le basi ideologiche del design per lo sviluppo (design for development), ovvero di un approccio eticamente e autenticamente sociale all’attività di progetto. (…).

Oggi, nel 2008, in occasione della sua quarta edizione il Premio “Il Ponte” ha allargato i propri orizzonti tematici e si è inoltrato nel territorio del design.

Che cosa collega queste tematiche? Di fatto, sin dagli esordi il design ha rivestito un ruolo importante nella Fondazione, Ne sono evidenti testimonianze-tracce l’innovativa grafica dei notiziari, lo studio d’ogni momento di comunicazione, la progettazione stessa degli oggetti-simbolo che materializzano i suoi riconoscimenti (il Ponte e le Medaglie), il progetto complessivo dell’immagine coordinata.

A questo si aggiungano due eventi, entrambi nella seconda metà del 2007, che hanno fatto maturare quelle presenze in una esigenza espressiva più autonoma: sono l’uscita del volume antologico ‘Carla Venosta: trenta progetti di disegno industriale italiano’, il libro che racconta il mio percorso professionale nelle arti industriali applicate, e l’attesa inaugurazione del Triennale Design Museum, dove tre dei miei prodotti, tra i quali “Il Ponte” in acciaio, sono entrati a far parte della collezione permanente.

Tali eventi hanno costituito per me un richiamo ai fondamenti del mio fare, giacché il design non è mai stato soltanto professione, ma anche e soprattutto una ricerca, formale e sostanziale insieme, le cui radici affondano proprio nell’etica dell’impegno civile. Ecco allora un concetto di design come disciplina del progetto volto a migliorare l’esistente, sia che l’accento cada sul rapporto tra produttività e dispendio energetico, sull’unità funzionale ed estetica di un prodotto, sul suo carattere di utilità nel quotidiano, sia che miri al semplice ma fondamentale benessere derivante dal vivere a contatto con ciò che è bello.

Con tali premesse il riconoscimento di quest’anno si è dunque sdoppiato, vale a dire che la Fondazione ha attribuito un premio “Il Ponte” per il nonprofit e un Premio “Il Ponte” per il design: architetture ideali diverse, senza dubbio, ma nella sostanza le sponde che si vogliono mettere in comunicazione sono le stesse.
Il Premio evolve, il territorio si amplia, e in tale ‘nuova frontiera’ si sono uniti due momenti vitali da tempo in cammino nella stessa direzione: da una parte il tradizionale dal profit al nonprofit (economia e solidale) dall’altra il design for development (sviluppo come fine). (…).

Vorrei tornare in conclusione al manifesto programmatico del “design for development” di Ahmedabad per riallacciarvi un pensiero sulla forma, che dunque deve evolvere in “forma dell’etica” mentre, a sua volta, l’etica deve svilupparsi in “etica della responsabilità” (la Verantwortungsethik di Max Weber, 1916). Si tratta del richiamo alla valutazione delle conseguenze delle nostre scelte (…), un’etica perciò che non perde mai di vista i risultati ultimi dell’agire ma, anzi, li assume come guida, e che dovrebbe costituire un essenziale punto di riferimento per il mondo dell’industria, della politica, dell’economia, della società in ogni sua manifestazione. (…).”.

Fonti:
C. VENOSTA, Etica della responsabilità: un percorso, Albiate (MB), Villa San Valerio, Archivi di Villa San Valerio, Archivio della Fondazione Europea Guido Venosta, “Notiziario 2009 della Fondazione Guido Venosta” (a stampa).



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