Del pericolo che sullo scenario mondiale si scateni un’influenza aviaria gli esperti hanno già parlato, ma che possa risultare anche peggiore del Covid, portando contagi a catena e una mortalità che potrebbe toccare il 50%, è cosa che inquieta. A prospettarlo è uno studio indiano condotto dai ricercatori Philip Cherian e Gautam I. Menon del Dipartimento di Fisica dell’Università di Ashoka. Il ceppo potenzialmente responsabile della pandemia di aviaria è l’H5N1, che da qualche anno ha generato una panzoozia, ossia si è diffuso in molteplici specie animali. Questo virus ha causato la morte di milioni di uccelli (sia selvatici che da allevamento), uccisi dalla malattia o abbattuti per prevenirne la diffusione, ma i contagi sono stati registrati anche tra grandi felini, mustelidi, orsi, foche, gatti, molti dei quali hanno perso la vita, e pure tra maiali e mucche da latte. Ma quando parliamo di Aviaria dobbiamo necessariamente guardare anche agli effetti che ha provocato tra gli umani. I primi casi risalgono agli anni ’90 in Cina. Ad oggi, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’infezione è stata rilevata in poco meno di 1.000 persone di 25 Stati, e ha provocato 475 morti. Gli esperti ritengono però che i contagi reali siano molti di più di quelli rilevati dalle indagini epidemiologiche, soprattutto tra allevatori di polli e bovini, dove negli ultimi mesi sono state registrate decine di infezioni solo negli Stati Uniti (con la prima vittima accertata). Anche tra i veterinari è stata verificata la presenza di anticorpi, segno che l’infezione, in ambienti limitati, circola.
Il problema vero è costituito dall’approccio all’allevamento, impostato per risparmiare.
Il benessere e la salute degli animali non vengono considerati.
Sotto : un articolo del 2024 di Ilaria Capua
Flash pubblicato il 23/12/2025
