Approfondimento

Matteo Lancini: “Niente piattaforme da zero a ottant’anni l’unica salvezza è lasciare il web”

Approfondimento pubblicato il 17/06/2026 - di Redazione

L’INTERVISTA

Lancini “Niente piattaforme da zero a ottant’anni. l’unica salvezza è lasciare il web”

DI VIOLA GIANNOLI ROMA

Lo psicologo: “Siamo noi i primi a dover rinunciare, diamo lesempio. I bambini tornino a giocare nelle piazze e nelle strade”

Il divieto dei social per gli under 16? Lo trovo quasi scandaloso, uno spot elettorale, per di più irrealizzabile. Se vogliamo vietarli cominciamo da noi: io li chiuderei a tutti, da 0 a 80 anni. L’ho proposto anche al governo Meloni…». Non è (solo) una provocazione quella di Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Mi- notauro.

Perché la proposta di Starmer, molto simile a altre in Europa e nel mondo, non la convince?

«Per due ragioni. Primo: il divieto serve solo a racimolare il consenso popolare degli adulti. Dei giovani non frega nulla a nessuno, tanto non votano. Secondo: sarebbe poco utile rispetto alla società».

Una legge inapplicabile?

«Non c’è modo di farla rispettare davvero. E fare leggi senza poterle applicare è esatta- mente quel che mina la credibilità degli adulti stessi. Per giunta, i dati a cui fa riferi- mento il premier britannico, e cioè quelli di un presunto successo della legge austra- liana, si basano su un sondaggio fatto tra i genitori che raccontano quanto sono contenti. I social sono diventati un alibi per non mettere mano alla nostra società e alla disperazione dei ragazzi».

Se la pensa così, certo il coprifuoco, cioè spegnere i social ai ragazzini la sera, non può sembrarle la soluzione.

«Mi sembra una sciocchezza. È sbagliato l’approccio. Una volta i ragazzini uscivano, giocavano nei cortili, nei giardini, tornavano da soli da scuola. Mamma ci guardava e ci diceva: “Esci e speriamo che torni”. Nessuno ci controllava, ci pedinava con lo smart- phone, era una società dove c’era una comunità educante. Poi siamo diventati individualisti e abbiamo sequestrato il corpo dei nostri figli impedendogli la socializzazione e il gioco fuori dal nostro controllo, ben prima dei social, quando abbiamo scritto in strada frasi come “vietato il giuoco del pallone”…

Piuttosto che togliere tutto a una generazione a cui abbiamo già di sboscato il pianeta, plastificato i mari, ridotto il futuro, togliamoci qualcosa noi».

Sta dicendo che i social andrebbero levati a tutti?

«Se vogliamo chiuderli, allora che il divieto sia da 0 a 80 anni. Siamo noi i primi iper- connessi. Pensiamo al registro elettronico, ai compiti, ai voti e alle note mandati online; ai gruppi whatsapp dei genitori, che fanno conoscere ai bimbi di 3 anni il cyberbullismo, parlando male di altri genitori e delle maestre; all’ingresso dei cellulari nelle scuole per riprendere e poi diffondere le recite. Vietare a tutti però significherebbe cambiare la nostra vita e non lo vogliamo fare, così ci inventiamo che internet va vietato ai ragazzi perché a loro fa male. Una dissociazione»…

Una dissociazione condita con un pò di ipocrisia.

Redatto il 16 giugno, aggiornato il 17 giugno 2026



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