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Mari e oceani : il cambiamento climatico confonde i pesci che rischiano di non riuscire più a rintracciare la loro fonte principale di cibo

Lasciamo impronte sulla sabbia. Nel fango di un sentiero, sull’erba dove ci sdraiamo. Sono tracce lasciate da piedi e zampe sulla terra. Ma i segni dei corpi restano visibili anche nell’acqua. Con le balene è evidente: quando avvistiamo un cetaceo in immersione resta un ovale sospeso sulla superficie del mare per qualche secondo.

Negli oceani, però, ci sono altre impronte che restano fisse per poco anche in profondità. E sono orme che regolano l’equilibrio del mondo blu e che assicurano anche la presenza del pesce sulle nostre tavole.  Sono quelle del plancton, che però rischiano di scomparire a causa del surriscaldamento dell’oceano.

Il cambiamento climatico  accelera la sparizione di queste orme con l’aumento delle temperature delle acque confonde i cacciatori, che rischiano di non riuscire più a rintracciare la loro fonte principale di cibo. E se i predatori non riescono a mangiare, le specie via via più grandi possono trovarsi a loro volta senza nutrimento, arrivando fino a noi.

«Abbiamo visto i tunnidi [i tonni ] spostarsi sempre di più verso l’Atlantico, probabilmente in cerca di temperature inferiori. Con il tempo abbiamo compreso che questi animali inseguivano le acciughe, di cui si nutrono, che a loro volta cercavano la loro principale fonte di alimentazione: il plancton. Sono i microrganismi a regolare lo stato e la presenza anche di animali come il tonno rosso»…


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Flash pubblicato il 09/09/2025



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