Tema: Cambiamento climatico
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Il 5 gennaio 2026 il riccio europeo (Erinaceus europaeus) è stato eletto animale dell’anno perché rischia l’estinzione. La situazione si è aggravata quest’estate con le ondate di calore
La più grande economia del mondo, i cui redditi dipendono in gran parte dal clima, rischia di rimanere senza “occhi”, declassando un sistema scientifico che aveva contribuito a darle il primato nella ricerca e nell’economia
Diminuire la pressione sui servizi sanitari e rendere le comunità più resilienti alle ondate di calore è possibile, basta voler affrontare il problema che si riproporrà inesorabilmente l’estate prossima
Durante l’estate 2026 gli oceanografi di tutto il mondo osservano con crescente attenzione un fenomeno che si ripete da millenni ma che, questa volta, potrebbe raggiungere un’intensità mai registrata prima: El Niño.
Alla base del record storico di superficie bruciata vi è stata la combinazione tra condizioni meteorologiche eccezionalmente favorevoli alla propagazione delle fiamme e una vegetazione divenuta particolarmente vulnerabile alla combustione, anche a causa dell’abbandono del territorio e di una gestione forestale insufficiente.
Si stima che un terzo delle specie animali, con la crisi climatica, sia a rischio: purtroppo Enrico Albertini è mancato nel 2024 e la sua passione per la natura oggi, ci manca enormemente
Le città sono spesso percepite come l’opposto della natura. In realtà funzionano anch’esse come ecosistemi complessi. La presenza o l’assenza di biodiversità urbana, fatta di alberi, suoli vivi, corridoi ecologici e sistemi idrici naturali, incide […]
Nel numero di giugno 2025 di Fondamentale, la rivista dell’AIRC, viene messo a fuoco un aspetto spesso trascurato: la crisi climatica non è solo un’emergenza ambientale, ma può incidere anche sul rischio oncologico, aumentando l’esposizione […]
La copertura arborea media nelle città europee è oggi del 18,5%. Ogni +5 punti percentuali di chiome urbane riduce le concentrazioni di PM2.5 del 2,8%, NO₂ dell’1,4% e ozono dell’1,2%.
Questo significa, in termini sanitari, circa 4.700 morti premature evitate ogni anno in Europa. Portando ogni città ad almeno il 30% di copertura arborea, le vite salvate salirebbero a quasi 12.000 ogni anno. Nel 2019 gli alberi urbani hanno già “salvato” circa 24.800 persone dal morire prematuramente a causa dell’inquinamento atmosferico
Negli ultimi anni l’Europa ha visto estati roventi, alluvioni impreviste, siccità e incendi che non conoscevamo con perdite economiche stimate in 738 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023 di cui oltre 162 miliardi nei soli anni 2021-2023. (fonte AEA)
Molti dei danni provocati da questi eventi restano spesso irrisolti: alberi abbattuti che non vengono sostituiti, infrastrutture mai ricostruite, territori lasciati al degrado. Si crea così un circolo vizioso: la mancanza di risorse per riparare i danni aumenta la vulnerabilità agli eventi futuri, aggravando l’impatto economico e sociale delle catastrofi. Pensiamo davvero che sia ancora “normale” tutto questo?
Le acque europee continuano ad essere influenzate da sostanze chimiche, prevalentemente dall’inquinamento atmosferico da produzione di energia a carbone e dall’inquinamento diffuso dall’agricoltura. La mancanza di miglioramento dello stato chimico può essere in parte attribuita a inquinanti di lunga durata, come il mercurio e i ritardanti di fiamma bromati. Il nodo del Pnrr
Gli esperti hanno identificato un’ampia gamma di impatti – della plastica – tra cui disturbi cardiovascolari, cancro, diabete e malattie respiratorie, nonché una maggiore vulnerabilità alle infezioni
“In passato per tre o quattro settimane durante l’estate le temperature raggiungevano picchi tali da ridurre di circa il 10% la produzione di latte negli allevamenti. Il caldo è causa di stress per gli animali. Oggi questi picchi sono continuativi non per poche settimane ma per almeno tre mesi”, spiega Calzolari. Il presidente di Granarolo spiega inoltre che i picchi di calore riguardano anche allevamenti in Francia e Germania, il calo produttivo, dunque, è generalizzato a tutta l’Europa
«A portare la malattia in origine sono gli uccelli migratori sia quelli che provengono dall’Europa nordorientale sia quelli africani. Con il cambiamento del clima e gli spostamenti delle persone possiamo aspettarci sempre più infezioni di questo tipo» avverte Piero Calistri, epidemiologo dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo e Molise…
Le vicende che riguardano il degrado ambientale ad Albiate, le discariche abusive il cambiamento climatico e la riforestazione iniziano nel 2006. Prima si è trattato di liberare l’area da scarichi abusivi, poi di piantare un bosco. Per riforestare bisogna però , prima, preservare l’esistente. E in zona esistono dei filari di pioppi. I pioppi muoiono e vengono ripiantati ogni anno, da almeno quattro anni…
Uno studio pubblicato il 26 marzo, “Il valore della pesca a strascico in Europa” ha calcolato che la pesca a strascico nelle acque europee costa alla società fino a 11 miliardi di euro all’anno…E per tutto questo, la pesca a strascico fornisce solo il 2% delle proteine animali consumate in Europa. Nonostante questo rendimento minimo, i governi europei sovvenzionano la pesca a strascico per un importo di 1,2 miliardi di euro all’anno… In altre parole, i governi stanno usando il denaro dei contribuenti per sostenere un settore in bancarotta
Lo scioglimento dei #ghiacciai procede oggi a un ritmo senza precedenti, compromettendo il principale serbatoio di acqua dolce del pianeta. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), circa il 70 % delle riserve idriche terrestri è immagazzinato sotto forma di ghiaccio e neve, e quasi due miliardi di persone dipendono dallo scioglimento stagionale dei ghiacciai per garantire l’accesso all’acqua potabile, sostenere l’agricoltura e alimentare la produzione energetica
L’acqua non è più una cosa scontata ed infinita anche perchè, purtroppo, è spesso inquinata. La carenza d’acqua inoltre colpisce imprese e regioni come la Sicilia. Il problema dei PFAS cancerogeni e della mancanza d’acqua và affrontato anche in Italia
La salute umana è legata al degrado ambientale. “Chiaramente, la siccità minaccerà la sicurezza alimentare, le minacce alla salvaguardia idrica aumenteranno il rischio di trasmissione di malattie infettive e metteranno a rischio la produttività agricola ”. Gli indicatori di sanità pubblica monitorati da un gruppo di esperti internazionali mostrano che “la crisi climatica è anche una crisi sanitaria”
I pioppi non sono adatti a reggere il cambiamento climatico per due ragioni : hanno radici che non vanno abbastanza in profondità, per reggere allo stress idrico crescente, e sono troppo alti per reggere alle tempeste sempre più frequenti anche in Brianza. Ad aprile su 271 pioppi piantati 25 anni fa, ne erano morti 116 (271- 155), quasi la metà. Ho chiesto il permesso di rimpiazzarli con dei tigli al parco Regionale della valle del Lambro ma, ad oggi, dopo svariati mesi di attesa, non ho ricevuto risposte
Unicef: i cittadini delle regioni più povere fanno sempre più affidamento su alimenti e bevande ultra-processati più economici. Le alternative sono quindi: malnutrizione e obesità
Sui terreni accanto a casa mia (25 ettari circa, di parco aperto a tutti), da febbraio 2023 ad oggi, sono morti 123 alberi: una strage silenziosa ma reale. In Italia nel 2023 gli eventi estremi sono saliti a quota 378, segnando un +22% rispetto al 2022. Le immagini e i video parlano da soli
Le prossime mosse della Fondazione andranno in quattro direzioni : 1- Tutela della salute e Ricerca Scientifica, 2- Solidarietà, 3- Promozione della cultura, 4- Tutela dell’ambiente
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