Pasta Lidl, Corte UE mette ordine sulle confezioni : il tricolore sulle etichette può ingannare i consumatori
Al centro della contestazione ci sono le linee Italiamo (con la raffigurazione sulla confezione dello scudetto tricolore e la scritta “Passione Italiana”) e Combino (con immagini di paesaggi italiani e la dicitura “Specialità italiana”). In entrambi i casi, l’Antitrust ha stabilito che l’enfasi sull’italianità induceva in errore il consumatore, poiché il grano utilizzato era in gran parte straniero (UE e non UE) e questa informazione compariva solo lateralmente o sul retro, con caratteri grafici molto piccoli e difficilmente leggibili.
… Non basta che l’origine del grano sia scritta da qualche parte sul pacco. Se la parte frontale della confezione ‘urla’ italianità attraverso colori e immagini, creando l’illusione di una filiera 100% nazionale, l’etichetta è ingannevole. Il consumatore medio, infatti, decide l’acquisto in pochi secondi guardando l’immagine principale, non studiando il retro con la lente d’ingrandimento.
Le aziende alimentari non possono più farsi scudo con i regolamenti tecnici. Ora è chiaro che chi inganna sull’origine dei prodotti può essere colpito due volte: dalle autorità sanitarie per la violazione delle etichette e dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette. E le sanzioni dell’Antitrust sono molto più pesanti, arrivando oggi fino a 10 milioni di euro.
La sentenza chiarisce un equivoco diffuso. Anche se un prodotto ha il marchio IGP (che certifica il luogo di lavorazione, come Gragnano), se l’azienda enfatizza eccessivamente l’origine italiana pur usando grano estero, rischia comunque la sanzione. Il marchio di qualità non è una ‘licenza di ambiguità’.
Immagine sotto di Paolo Caruso
Flash pubblicato il 10/05/2026
