Approfondimento

Guido Venosta e l’AIRC – il “libretto giallo”, ovvero come far funzionare la solidarietà (1997)

di Eleonora Sàita e Giuseppe Caprotti

Nel 1997, Guido Venosta pubblica per i tipi di Scheiwiller un libretto, piccolo di formato e di pagine ma grande di contenuti, in cui spiega la sua storia con il cancro e l’AIRC ed espone i concetti e le speranze che animano il suo agire.
Concepito non per il commercio, ma quale omaggio, ricordo e soprattutto sollecitazione, viene spedito a tante, tante persone con una lettera d’accompagnamento che ben lo inquadra e riassume:

Caro amico,
nel piccolo saggio che ho il piacere di allegare abbozzo la storia del mio coinvolgimento nella lotta al cancro: seppure espressa in chiave del tutto personale, confido che sia di qualche interesse anche per te(/lei).

Negli anni ’30 e ’40 della malattia non si sapeva quasi nulla. Ma, con tutta evidenza, un nemico complesso come il cancro si può affrontare soltanto se lo si conosce e, per conoscerlo, occorre la ricerca scientifica. La ricerca a sua volta è tanto più efficace quanto più è allargata, il che si traduce in necessità di denaro; l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro nacque proprio per cercare di coinvolgere quanta più gente possibile nel fattivo supporto a quell’essenziale sforzo di conoscenza.

Oggi si è fatta molta strada e la ricerca italiana ha raggiunto traguardi notevoli, favorendo in tal modo i grandi progressi della terapia.

Non siamo ancora al traguardo dell’eliminazione totale della malattia, ma il cammino è tracciato ed ogni giorno si compie un passo importante: ritengo dunque che i ricercatori italiani, che hanno collaborato con costanza e con coraggio all’impegno dell’AIRC, possano davvero andare molto fieri del lavoro svolto.

Dal “profit” al “nonprofit”, cioè dal mondo dell’economia e dell’industria a quello della solidarietà, rappresenta però anche una proposta, una chiave di lettura ideale della mia esperienza, suggerita nell’intento di fornire qualche utile spunto a tutti coloro che portano avanti la filosofia del ‘dare una mano’.

Io lo spero.

Cordialmente,
Guido Venosta”.

 

Il libretto, corredato da una squillante (ma molto elegante) copertina gialla, ricevette molte lettere di riscontro, sia indirizzate a Guido sia, dopo la sua morte, alla vedova Carla, che nel 2004 e nel 2007 aveva finanziato altre due ristampe per far sì che il metodo di Guido Venosta e la sua speranza, mai invecchiate, continuassero a circolare nel vivo della sua parola.
Sono lettere e biglietti di poche o molte righe, calorosi o semplicemente a riscontro; fra tutte, la risposta forse più bella sono le brevi righe del regista Giorgio Strehler, col quale Venosta aveva trascorso proficui anni di collaborazione all’epoca eroica del Piccolo Teatro di Milano, in quanto rappresentante del Comune:

Caro Guido,
ho letto il tuo saggio illuminante, ricco di umanità. Grazie per il tuo lavoro, per il tuo sacrificio. Questo mondo, sempre più povero, ha bisogno di uomini come te.

Un caro e affettuoso saluto
il tuo
Giorgio Strehler”.

Fonti:
Albiate (MB), Villa San Valerio, Archivi di Villa San Valerio, Archivio Fondazione Guido Venosta, Lettera di Giorgio Strehler a Guido Venosta, Milano, 24 novembre 1997.

Bibliografia:
G. VENOSTA, Dal profit al nonprofit. Storia di un’esperienza, Milano, 1997.



Condividi questo articolo sui Social Network:   
Facebooktwitterlinkedin

Chiudi