Approfondimento

Guido Venosta – il servizio militare

di Eleonora Sàita e Giuseppe Caprotti

“Sopraggiunse poi il momento del servizio militare. Tenuto conto delle grandi difficoltà che si facevano per il rinnovo del mio passaporto, senza del quale peraltro non avrei potuto continuare i miei studi in Inghilterra, scelsi di non rimandarlo. Mio padre aveva qualche esitazione nel consigliarmi la scelta dell’arma. Pensava che, con un fratello già arruolato in aviazione, la scelta di un’arma offensiva aumentasse il rischio complessivo della famiglia. Ma ebbero la prevalenza il fatto che il Reggimento Savoia Cavalleria fosse di stanza a Milano e, soprattutto, il fatto che un’amica di mia madre avesse per cognato Piero Ubertis, capitano di cavalleria, che favorì la mia scelta attraverso una quasi promessa di futura assegnazione in Savoia.
Fra l’altro, era allora comandante di quel reggimento Adalberto di Savoia-Genova, duca di Bergamo, cugino del re d’Italia. (…). Dopo la caduta della monarchia, trascorse in povertà gli ultimi anni della vita (…). Da noi, suoi ex ufficiali, accettò soltanto un paio di gemelli per un suo compleanno, con le insegne del reggimento. [Guido Venosta restò sempre molto affezionato alla memoria del duca, e tenne sempre la sua foto con dedica in una bellissima cornice d’argento, N.d.R.]. (…). Bisognava naturalmente frequentare prima la scuola di Pinerolo, quindi superare gli esami al termine di nove mesi di servizio come allievi ufficiali. (…).
Anche questa per me era un’esperienza completamente nuova.
La disciplina era severa, ma non severissima. Quello che era richiesto è che le cose si facessero bene e abbastanza rapidamente. (…). Io scelsi di far parte di un gruppo molto ristretto, dei cui membri sono rimasto (…) amico sino ad oggi [1996-1997, N.d.R.]. Erano Paolo Corinaldi, poi disperso in Russia, Paolo Villa, Giangiacomo di Thiene, che rividi segretario di ambasciata a Londra, Gianvico Borromeo, poi ambasciatore in Libia, ed infine Ruggero Di Bagno. (…) Terminati i nove mesi di scuola e superati gli esami con tutte le paure del caso, ciascuno di noi si dette da fare per ottenere, se possibile, una destinazione di proprio gradimento. Come detto più sopra, io fui assegnato al Terzo Savoia [Reggimento “Savoia Cavalleria”, N.d.R.], ed è qui che s’iniziò la mia esperienza in un reggimento di cavalleria.”.

Guido restò sempre legato al suo reggimento; appena diplomato entrò a far parte dell’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, poi fece parte del Circolo ufficiali Savoia Cavalleria e dell’Associazione nazionale arma di cavalleria, e molte sono le lettere che scriveva a ufficiali e comandanti, sia per congratularsi e rinvendire un ricordo sia, nella seconda parte della sua vita, per stimolarne l’interesse verso la “sua” associazione, l’AIRC, Associazione nazionale per la ricerca sul cancro.

Guido Venosta, secondo da sin., nella foto con alcuni dei diplomati sottufficiali del suo anno, 1933.

Fotografia con dedica di Adalberto di Savoia-Genova, Duca di Bergamo, donata al sottotenente Guido Venosta, 1933.

Fonti:
Albiate, Archivi di Villa San Valerio, Archivio di Guido Venosta, G. VENOSTA, Memorie inedite (1996-97), pp. 20 – 24A.



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