La seconda vita: l’Associazione nazionale per la ricerca sul cancro (AIRC) – seconda parte
Dapprima composta di sole tre persone, una che si occupa della contabilità, una delle “iniziali procedure organizzative” e dallo stesso Venosta che si dedica “alla definizione delle prime strategie e insieme dei primi indirizzi di marketing operativo”, nel giro di una decina d’anni, grazie alla sua opera ma anche alle favorevoli congiunture sia economiche sia sociali e culturali, l’AIRC ha successo e cresce. Nel 1975 Venosta viene eletto Presidente, ruolo che ricopre per vent’anni ideando strumenti innovativi e strutturando l’organizzazione ad un livello manageriale allora unico nel settore della solidarietà.
Di particolare significato la creazione dei Comitati regionali AIRC, da lui disegnati per un reale presidio dell’Associazione sull’intero territorio italiano. L’azione dei Comitati regionali, in autonomia o nel quadro delle grandi iniziative nazionali, si traduce in circa due terzi della raccolta AIRC, permettendo, fra le altre cose, l’istituzione di due grandi iniziative di successo, “L’Azalea della Ricerca”, che ha la sua prima edizione nel 1984, e “Le Arance della salute”, dal 1990, che continuano ancor oggi con scadenza annuale e grande successo di pubblico.
Nel corso della presidenza Venosta (i dati sono al 1997), l’AIRC raggiunge la quota di 1.700.000 soci (la più alta d’Italia tra le organizzazioni noprofit), contribuisce con 285 miliardi alla ricerca oncologica italiana (coprendo oltre il 45% dell’importo totale destinatole), ed eroga 2.507 borse di studio per un importo di oltre 25 miliardi di lire (fruite sia in Italia sia all’estero).
In parallelo all’AIRC, nel 1982 Venosta crea la Fondazione italiana per la ricerca sul cancro (FIRC), promossa come ente patrimoniale a latere dell’AIRC allo scopo di garantire, al di là del flusso finanziario derivante dalle quote associative, il futuro della ricerca oncologica, e ne diventa il presidente.
In tale veste promuove e realizza, fra le altre, tre iniziative di grande rilevanza:
- La costituzione delle Unità di ricerca FIRC (prima iniziativa del genere in Italia), nuclei scientifici operanti su specifiche tematiche oncologiche avanzate, istituiti e finanziati direttamente dalla Fondazione presso le maggiori strutture di ricerca esistenti nel Paese;
- L’istituzione del Premio biennale “Guido Venosta”, riservato a giovani ricercatori italiani che si siano particolarmente distinti nell’ambito della ricerca volta allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici alle neoplasie, forte segnale per richiamare l’attenzione del pubblico sui risultati pragmatici della ricerca;
- La donazione decennale all’Università degli Studi di Milano per l’istituzione di una cattedra di Oncologia medica, primo apporto privato all’università italiana per la realizzazione di un insegnamento integrato al massimo livello accademico.
Alla fine degli anni Novanta il patrimonio FIRC costituitosi nel corso dei quindici anni della presidenza Venosta fu valutato intorno ai 100 miliardi di lire.
Lasciata la carica esecutiva dell’AIRC nel 1994 e della FIRC nel 1996, Guido Venosta rimane Presidente d’onore di entrambe le organizzazioni fino alla morte.
È inoltre per molti anni membro del Consiglio d’amministrazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori e membro del Consiglio dell’Istituto europeo di oncologia.
Guido Venosta muore a Milano il 4 febbraio 1998. Il suo nome è ricordato in una lapide posta nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, “luogo di sepoltura, celebrazione e ricordo dei milanesi di origine o di adozione (…) che attraverso opere e azioni hanno reso illustre la città e l’Italia”, e in una via della città, in zona Bicocca che gli viene intitolata nel 2003. In entrambi i casi, è ricordato quale “pioniere del no profit”.
Oltre a questo, il suo impegno e la sua opera vengono premiati con diversi riconoscimenti, tra i quali spiccano la nomina a Grand’Ufficiale della Repubblica italiana (1988), la Medaglia d’oro di Benemerenza Civica (“Ambrogino d’Oro”) del Comune di Milano (1989), la Medaglia d’oro del Ministero della Sanità per meriti civili (1990), il Premio Fecs – Pezcoller Recognition per contributo all’oncologia (1994).
Un uomo straordinario, Guido Venosta, il cavaliere che affronta ogni ostacolo, sul terreno di caccia o a ostacoli in sella a un destriero vero, o reggendo un grande stendardo su un cavallo rampante, così come lo vedeva l’artista Guido Somarè, a lungo compagno di sua figlia Giorgina, nell’incisione di un piccolo, delizioso segnaposto che Venosta teneva in cornice sulla sua scrivania.
Fonti:
G. VENOSTA, “Memorie” inedite, 1997-1998.
Albiate (MB), Villa San Valerio, Archivi di Villa San Valerio, Archivio di Guido Venosta; Archivio AIRC/FIRC.
Bibliografia:
G. VENOSTA, Dal profit al nonprofit. Storia di un’esperienza, Milano 1997.