Redatto il 5 giugno 2025
Celebrata ogni anno il 5 giugno, la Giornata Mondiale dell’Ambiente è promossa dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Nel 2025, il tema è “Sconfiggere l’inquinamento da plastica” (#BeatPlasticPollution), con l’obiettivo di sensibilizzare sull’impatto ambientale della plastica e promuovere azioni concrete per ridurne l’uso.
Estratto dall’articolo de “La Repubblica” del 5 maggio
di Giacomo Tagliani
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il tema centrale torna a essere la lotta all’inquinamento da plastica, una crisi ambientale che l’umanità non è ancora riuscita a gestire. Nonostante anni di battaglie contro cannucce, tappi e reti abbandonate in mare, il problema è tutt’altro che risolto: solo il 10% della plastica prodotta globalmente viene effettivamente riciclato, e circa un quarto finisce direttamente nell’ambiente.
Un nuovo esperimento arriva dal Giappone, dove un team del centro CEMS ha annunciato una plastica che si dissolve in acqua in poche ore. Ma come molti altri tentativi precedenti, la soluzione è ancora lontana dall’essere applicabile su larga scala.
Nel frattempo, la situazione peggiora: i mari, già afflitti da acidificazione, surriscaldamento e perdita di biodiversità, rischiano di ricevere ogni anno, entro il 2040, fino a 37 milioni di tonnellate di plastica, secondo le stime ONU. Oltre all’inquinamento, anche le emissioni aumentano, poiché la plastica viene ancora prodotta per oltre il 90% da combustibili fossili come carbone e petrolio.
A livello globale, 100 Paesi stanno cercando un accordo su un Trattato internazionale per fermare l’inquinamento da plastica, ma le resistenze sono forti: Arabia Saudita e Russia si oppongono a ogni limitazione, mentre l’Unione Europea, l’Australia e la Corea del Sud chiedono misure vincolanti e l’eliminazione dei monouso.
Il prossimo round di negoziati sarà a Ginevra tra due mesi, e potrebbe rappresentare un punto di svolta decisivo in vista della COP30 prevista a novembre in Amazzonia. In questo scenario, anche la Cina, primo produttore mondiale di plastica, è chiamata a un ruolo di responsabilità.
Parallelamente, iniziative dal basso continuano a fare la differenza, come quelle dei volontari di Sea Shepherd e della Guardia Costiera italiana, che lavorano fianco a fianco per liberare il mare da reti da pesca abbandonate e rifiuti plastici.
Il tema sarà al centro anche del Festival Green&Blue, in corso a Milano fino a sabato, presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia. Il messaggio è chiaro: serve un cambiamento radicale, serve “ripartire da zero”.
Oltre all’impatto ambientale, emergono crescenti preoccupazioni per la salute umana. Il report del WWF “Oltre la plastica: il peso nascosto dell’inquinamento”, evidenzia come microplastiche e nanoplastiche siano state rilevate in tessuti umani, sollevando interrogativi su possibili effetti a lungo termine, tra cui infiammazioni e disturbi endocrini.
