Redatto il 28 maggio, aggiornato il 15 giugno 2025
L’acqua, bene essenziale per la vita, è oggi purtroppo anche una delle principali vie di esposizione alle microplastiche. Tracce di queste particelle sono state rilevate ovunque: dai ghiacciai alle profondità oceaniche, e persino nell’acqua potabile. Sebbene gli effetti sulla salute umana siano ancora oggetto di studio, il fatto che le microplastiche siano entrate nel nostro organismo è ormai una certezza.
Fonte : Cosa vogliono gli esperti che tu sappia sulle microplastiche – The New York Times
di Nina Agrawal
“L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, è dentro”, ha detto Richard Thompson, biologo marino dell’Università di Plymouth che ha coniato il termine “microplastiche” in un articolo del 2004. “Siamo esposti”.
Cosa sono le microplastiche
Le microplastiche sono frammenti di plastica inferiori ai 5 millimetri, derivanti prevalentemente dalla decomposizione di imballaggi e oggetti monouso. Ancora più piccole sono le nanoplastiche (meno di 1 micrometro), capaci di penetrare nel sangue e nei tessuti.
Queste particelle entrano nel nostro organismo tramite l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e l’acqua che beviamo. Sono prodotte da processi come l’usura degli pneumatici, l’utilizzo di fertilizzanti contaminati da microplastiche e la degradazione di rifiuti plastici nell’ambiente. Maggiore è il livello della catena alimentare in cui si trova un organismo, maggiore è la concentrazione di microplastiche rilevata.
Un sacchetto o una bottiglia di plastica scartati che si dirigono verso l’oceano o una spiaggia vengono colpiti dalla luce ultravioletta, dal calore e dall’abrasione della sabbia. Da lì, “si scomporrà in un numero enorme di micro e nanoplastiche”, ha detto il dott. Jeffrey Farner, assistente professore di ingegneria civile e ambientale presso la Florida A & M University-Florida State University College of Engineering.
Come assorbiamo le microplastiche
Le micro e nanoplastiche sono ormai diffuse ovunque: aria, suolo, acqua e cibo. Fra le fonti principali ci sono l’usura dei pneumatici delle automobili, che rilascia particelle nell’aria e nell’acqua, e le microplastiche filtrate dalle acque reflue, che finiscono nel fango poi utilizzato come fertilizzante agricolo. Anche filtri di plastica delle sigarette, dispersi nell’ambiente, si degradano lentamente in laghi e oceani.
Gli esseri umani respirano e ingeriscono regolarmente queste particelle. Alcuni studi indicano che persino le piante assorbono microplastiche direttamente dal terreno tramite le radici, entrando così nella catena alimentare: più un animale è in alto nella catena, maggiore è la concentrazione di microplastiche rilevata nel suo organismo. Inoltre, gli alimenti altamente trasformati mostrano concentrazioni superiori di microplastiche.
Non è ancora chiaro se e in che misura le microplastiche possano penetrare attraverso la pelle, ma alcuni dati suggeriscono che l’assorbimento possa avvenire tramite prodotti cosmetici e abiti sintetici, che rilasciano fibre durante i movimenti quotidiani.
Il corpo umano riesce a eliminare una parte significativa delle microplastiche ingerite, soprattutto quelle di dimensioni maggiori, tramite feci e urine. Studi sperimentali su girini hanno mostrato che circa il 60-70% delle microplastiche ingerite viene espulso. Tuttavia, la parte restante è in grado di attraversare l’intestino ed entrare nel flusso sanguigno, raggiungendo così organi vitali come fegato e cervello.

Effetti sulla salute
Gli effetti sulla salute non sono del tutto chiari, ma le prime evidenze scientifiche indicano possibili rischi per fertilità, polmoni, intestino e sistema immunitario, con collegamenti a infiammazioni e malattie cardiovascolari. Inoltre, le sostanze chimiche contenute nelle microplastiche, come PFAS, bisfenolo A e ftalati, sono riconosciute come dannose o probabilmente cancerogene.
Ridurre il rischio
Per ridurre l’esposizione, gli esperti consigliano di evitare l’uso di bottiglie e contenitori in plastica, specialmente quando esposti al calore, preferendo vetro o acciaio. Altre buone pratiche includono aspirare frequentemente gli ambienti domestici, usare purificatori d’aria con filtri HEPA, pulire le superfici con panni umidi, lavare i vestiti sintetici prima del primo utilizzo e preferire indumenti realizzati con fibre naturali come cotone o lana.
Gli esperti sottolineano la necessità che i governi regolamentino e riducano l’utilizzo della plastica non essenziale. Alcune azioni concrete sono già state adottate: Stati Uniti ed Europa hanno vietato le microsfere nei cosmetici, diversi stati americani stanno eliminando gradualmente il polistirolo dagli imballaggi, e 175 paesi hanno avviato un trattato ONU per contrastare l’inquinamento da plastica.
La crescente consapevolezza sugli effetti delle microplastiche rappresenta un primo passo importante verso un cambiamento necessario e urgente. Se da un lato abbiamo il potere di adottare comportamenti quotidiani più consapevoli, dall’altro è fondamentale che i governi proseguano sulla strada già intrapresa, implementando normative sempre più stringenti sull’utilizzo della plastica non essenziale.
L’obiettivo è ambizioso, ma non impossibile. La sfida delle microplastiche può essere affrontata solo attraverso la combinazione di azioni individuali e di politiche globali.
Sull’argomento puoi approfondire qui :
cosa sono le microplastiche e quali sono sono state proibite dall’Unione Europea
