Approfondimento

Progetto di riforestazione ad Albiate: un aggiornamento

Approfondimento pubblicato il 14/05/2026 - di Redazione

Nell’ambito del progetto di tutela e rigenerazione ambientale che la Fondazione Guido Venosta porta avanti nel territorio di Albiate, è stata condotta un’indagine agronomica approfondita sul filare di pioppi cipressini (Populus nigra ‘Italica’) radicati lungo la strada provinciale limitrofa (SP6).

L’indagine ha combinato analisi visive e strumentali — rilievi con dendrodensimetro per rilevare alterazioni interne del legno, non visibili dall’esterno, e prove di trazione per stimare la capacità di ancoraggio radicale — restituendo un quadro strutturale complessivamente critico. Parallelamente le analisi di laboratorio condotte dal Servizio Fitosanitario di Regione Lombardia hanno inoltre confermato la presenza diffusa di Armillaria, un patogeno che causa gravi marciumi radicali e compromette sia la fisiologia delle piante sia la loro stabilità meccanica.

L’attribuzione delle Classi di Propensione al Cedimento ha portato all’identificazione di 39 esemplari in classe D, non compatibili con la permanenza in sito. Questi alberi, insieme a quelli già autorizzati all’abbattimento dal Parco della Valle del Lambro, sono stati rimossi in quanto rappresentavano un pericolo concreto, aggravato dalla vicinanza alla carreggiata.

Guardare avanti: verso un impianto polispecifico e resiliente

Questo scenario apre oggi uno spazio di riflessione e di progettazione che è pienamente coerente con la missione ambientale della Fondazione: cogliere l’occasione per costruire un sistema vegetale più robusto, diversificato e adatto al contesto e alle nuove condizioni climatiche.

Reimpiantare nuovi pioppi cipressini esporrebbe le giovani piante alle stesse criticità che hanno compromesso il filare attuale: la presenza strutturale di Armillaria nel substrato, la fragilità intrinseca della specie, la vulnerabilità agli stress climatici. La scelta più lungimirante è orientarsi verso un impianto polispecifico, composto da specie arboree e arbustive autoctone o comunque adatte ai contesti agricoli periurbani dell’alta pianura brianzola.

Un filare diversificato saprebbe svolgere in modo molto più efficace le funzioni ecologiche e paesaggistiche che ci si attende da questa infrastruttura verde: miglioramento della qualità dell’aria, riduzione della dispersione di polveri dalla SP6, incremento della biodiversità, maggiore stabilità microclimatica e una più efficace separazione tra la strada e le aree agricole circostanti.

Nel medio e lungo periodo, questo approccio trasformerebbe un filare oggi in declino in un elemento vivo per la qualità ambientale del territorio, in linea con i valori che guidano l’impegno della Fondazione.

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