La Pianura Padana è la zona più inquinata d’Europa anche a causa degli allevamenti intensivi
Redatto il 17 giugno, aggiornato il 2 luglio 2026
La produzione mondiale di carne cresce del 400%, l’Asia guida il mercato globale. Secondo lo studio, la produzione globale di carne è passata da circa 71 milioni di tonnellate nel 1961 a 361 milioni di tonnellate nel 2022, segnando una crescita di oltre cinque volte. Nello stesso periodo la produzione di latte è quasi triplicata, mentre quella di uova è aumentata di oltre sei volte.
L’uovo è considerato nutriente ed economico ma anche salutare e inoltre è una delle proteine animali più sostenibili dal punto di vista dei mangimi, dell’acqua e delle superfici occupate ma l’influenza aviaria è ormai considerata una “componente fisiologica” del settore, che limita anche l’espansione degli allevamenti, almeno in Italia.
Ciò ha portato alla sperimentazione di un vaccino nelle province di Mantova e Verona per tentare di debellarla.
La scelta delle due province citate non è casuale: la Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa. Un dato che non sorprende più, visto che a confermarlo sono i valori spesso ben oltre le soglie di sicurezza. Secondo i nuovi dati del report «Padania Avvelenata» di Greenpeace Italia, non sarebbe solo una questione di emissioni di CO2 legata al traffico e al riscaldamento domestico. Lo studio promosso dall’ong punta il dito su un colpevole troppo spesso ignorato: l’allevamento intensivo.
Nella macroarea che comprende Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna vive il 60% dei bovini e degli avicoli nazionali e oltre l’80% dei suini. Una densità zootecnica da record che, secondo le elaborazioni dell’Università di Siena per Greenpeace, trasformerebbe la pianura in una camera a gas a cielo aperto. Dal report di maggio 2026 emerge che ogni anno questo sistema riversa nell’atmosfera 162,7 mila tonnellate di ammoniaca e oltre 12 milioni di tonnellate di gas serra.
Un dato ancora più evidente in Lombardia, dove le province di Brescia, Cremona e Mantova guidano la classifica delle emissioni.
Brescia, in particolare, detiene un primato: da sola è responsabile del 14,9% delle emissioni di ammoniaca dell’intera ecoregione padana. Anche scendendo a livello comunale, per quanto riguarda l’ammoniaca, al primo posto troviamo Fossano (Cuneo), seguita da Reggio Emilia e Montichiari (Brescia). Per i gas serra, al primo posto c’è Reggio Emilia, seguita da Fossano e Parma. A Milano, invece, le concentrazioni di ammoniaca sono 3-4 volte superiori a quelle di metropoli come Londra o Barcellona. Il motivo?

Non sarebbero solo le auto, ma la vicinanza alle enormi distese di stalle intensive della bassa pianura. Un dato preoccupante visto che l’ammoniaca, reagendo con altre sostanze, si trasforma in PM 2.5, il particolato fine che penetra nei polmoni e nel sangue. «I dati dimostrano che dal 2017 al 2023 nulla è cambiato», sottolineano da Greenpeace che sempre nel report sollevano anche un caso politico e normativo sulla gestione dei bovini.
Nonostante siano responsabili dell’84% dei gas serra e del 65% dell’ammoniaca del settore zootecnico padano, i grandi allevamenti bovini sarebbero esclusi dalla Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED) che invece colpisce suini e pollame. Per gli studiosi i costi di questo modello non sono solo ambientali, ma umani. L’Italia, infatti, detiene il triste record europeo per decessi legati al particolato fine, con oltre 43mila morti premature…
L’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha pubblicato un position paper sulla vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (H5) negli allevamenti avicoli, in relazione al piano sperimentale approvato dal Ministero della Salute e dalla Commissione europea.
Accanto alle rassicurazioni sul piano vaccinale, ISDE evidenzia però una criticità centrale: il modello degli allevamenti intensivi.
Il documento ribadisce che questi sistemi produttivi:
- contribuiscono all’inquinamento di aria, acqua e suolo
- producono emissioni climalteranti e ammoniaca
- favoriscono la formazione di particolato fine
- aumentano il rischio di zoonosi e resistenza antimicrobica
- esercitano pressione sugli ecosistemi e sulle risorse idriche
E il rischio che la vicenda venga utilizzata strumentalmente c’è : Naturasì fa una campagna di marketing che si trasforma in disinformazione sui vaccini negli allevamenti intensivi.
Esistono anche altri temi approcciati da paesi più evoluti : In Danimarca, esportatore mondiale di carne suina, nasce il ministero per la Natura e il benessere animale.