Approfondimento pubblicato il 01/05/2023

Ho ritrovato questo articolo di Fondamentale (AIRC) negli archivi di mia madre Giorgina Venosta e ho pensato di pubblicarlo perchè esemplificativo del lavoro svolto da mio nonno, Guido Venosta. La sua storia si trova su questo sito, anche nella parte della rassegna stampa.

FIRC

Premio Guido Venosta

Credere nella ricerca non è solo uno slogan

Dalle parole del primo vincitore, nel 1996 il senso di un riconoscimento che vuole premiare e sostenere coloro che applicano concretamente sui pazienti i risultati dei propri sforzi scientifici

A cura di Vincenzo Mazzaferro, epatologo dello Istituto Nazionale dei Tumori

Fondamentale , gennaio 2011

La prima edizione del premio FIRC Guido Venosta, che ora viene tradizionalmente consegnato dal Presidente della Repubblica al Quirinale in occasione della Giornata per la ricerca sul cancro, si tenne in una piovosa serata del 1996 a Milano, in una sala del museo Poldi- Pezzoli.

Quella sera Guido Venosta in persona, grande esempio di lungimiranza sul non profit in Italia e acuto mecenate della ricerca a cui oggi il premio FIRC è intitolato, era giunto al termine di un trentennio alla guida dell’AIRC e della Fondazione italiana per la ricerca sul cancro.

Al piccolo pubblico convenuto disse che era tempo che non fossero solo i calciatori e la moda a dare lustro al nostro Paese, ma che anche il lavoro delle imprese e le intelligenze delle persone avessero il giusto riconoscimento. Invitò sul podio un giovane chirurgo a cui strinse entrambe le mani in un caldo saluto e a cui disse con sincero affetto : “Bravo, Mi raccomando, continui così, continui a credere nella ricerca”.

  • Maestro di vita

Dopo la cerimonia, dopo gli applausi, il medico cercò un nuovo incontro con il grande vecchio dalla stretta affettuosa, ma non i riuscì mai: troppo complesso il suo mestiere, troppo poco il tempo che rimaneva a entrambi, troppo stretta la via dell’ “arte lunga e della vita breve” che a titolo diverso avevano deciso di percorrere.

Quell’invito a credere nel valore della ricerca come strumento di concreto miglioramento della medicina rimane però, oggi come allora, a segnare profondamente i giorni dell’assistenza, della solidarietà, della sconfitta e del successo di quel medico, come di tutti i medici impegnati con le proprie mani ocon gli strumenti della tecnologia o con i farmaci a curare gli ammalati di tumore

  • Uno studio sui pazienti

Lo studio che allora valse il premio FIRC era una “ricerca clinica” ovvero condotta sulle persone malate di cancro e non sulle numerose forme della malattia create artificialmente in laboratorio.

In quello studio pubblicato su una delle riviste mediche più importanti, il New England Journal of Medicine, si dimostrava che con il trapianto si poteva guarire dal cancro del fegato e si definivano i criteri da applicare nella scelta delle persone da indirizzare a questo intervento per ottenere con alta probabilità la loro guarigione.

Quei criteri furono progressivamente applicati in tutto il mondo, sino a trasformare il trapianto di fegato per tumore da indicazione negletta e improponibile a strumento indispensabile per programmare al meglio le cure disponibili. Dodici anni dopo, nel 2008, l’enorme sforzo della ricerca porta a un nuovo diretto beneficio sui pazienti affetti da tumore epatico.

Il New England pubblica i risultati positivi di un grande studio cooperativo di cui l’ormai non più giovane chirurgo fa ancora parte e in cui per la prima volta un farmaco a bersaglio molecolare, totalmente diverso dai chemioterapici tradizionali, si dimostra attivo contro il tumore epatico : un risultato storico che ancora una volta rivoluziona l’approccio alla cura e permette di orientarla verso terapie “integrate”, in cui varie combinazioni di trattamenti e nuove classi di farmaci biologici vengono selezionate sulla base delle caratteristiche del paziente e del tumore.

Sull’infinito spettro delle differenze individuali , sui bio- marcatori. Sulla prevedibilità del risultato delle cure , sia i clinici sia i ricercatori hanno deciso di focalizzare questi anni di sforzo comune.

  • I clinici indicano la via

La sfida sta nel ricercare ciò che davvero conta nel determinare il successo di ogni terapia, eliminando i fattori di confondimento e i rumori di fondo. Per fare questo , non possono che essere clinici con i loro pazienti e il carico della realtà della malattia, a rientrare nella complessa rete della ricerca, orientandone le intuizioni e le scoperte al servizio delle persone malate o predisposte alla patologia tumorale: un processo che rende la ricerca davvero “traslazionale”, ovvero piegata al suo fine più nobile, che è quello del trasferimento delle conoscenze al servizio dei bisogni di ciascuno.

Il premio Venosta, dunque, celebra e aiuta concretamente chi a questo obiettivo ha dedicato la vita.

FIRC ha istituito nel 1996 il Premio biennale per Nuovi approcci terapeutici alle neoplasie, di 50.000 euro. Il riconoscimento intende stimolare il trasferimento delle nuove acquisizioni scientifiche dalla ricerca di base al piano terapeutico.

Da notare che nell’edizione successiva, tenutasi nel 1998, il premio venne vinto da Pier Giuseppe Pelicci che, durante il Covid-19, si è distinto nel progetto tamponi e vaccini gestito dallo IEO, voluto e finanziato dalla Fondazione Guido Venosta.

Grazie a Nicolò Fontana Rava , a Francesco Niutta e ad Eleonora Sàita.



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