l’Italia presenta una delle più alte incidenze di NEET (giovani che non studiano, non lavorano) in Europa
Secondo i più recenti dati Istat, negli ultimi vent’anni la fascia d’età tra i 25 e i 34 anni ha perso oltre 2,3 milioni di individui: erano più di 8,6 milioni nel 2004 e oggi sono circa 6,3 milioni, pari al 10,6% della popolazione italiana. Il Rapporto Cnel “Demografia e Forza lavoro” segnala inoltre che gli occupati in questa fascia sono scesi da oltre 6 milioni a circa 4,2 milioni, riducendo il loro peso tra i lavoratori dal 27,1% al 17,8%…
A questa fragilità demografica si aggiunge una fragilità sociale altrettanto rilevante:
“La condizione dei NEET rappresenta uno dei segnali più preoccupanti della nostra società. La sua incidenza misura lo spreco di capitale umano delle nuove generazioni.
L’Italia, purtroppo, resta tra i Paesi europei con i livelli più alti: un paradosso, considerando che siamo anche tra quelli con meno giovani e con un processo di “degiovanimento” più accentuato.
Rafforzare la formazione e il raccordo tra scuola e lavoro è l’investimento decisivo per assicurare vitalità economica, innovazione e sostenibilità sociale” afferma Alessandro Rosina, sociologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Flash pubblicato il 23/11/2025
