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l’Italia presenta una delle più alte incidenze di NEET (giovani che non studiano, non lavorano) in Europa

Secondo i più recenti dati Istat, negli ultimi vent’anni la fascia d’età tra i 25 e i 34 anni ha perso oltre 2,3 milioni di individui: erano più di 8,6 milioni nel 2004 e oggi sono circa 6,3 milioni, pari al 10,6% della popolazione italiana. Il Rapporto Cnel “Demografia e Forza lavoro” segnala inoltre che gli occupati in questa fascia sono scesi da oltre 6 milioni a circa 4,2 milioni, riducendo il loro peso tra i lavoratori dal 27,1% al 17,8%…

A questa fragilità demografica si aggiunge una fragilità sociale altrettanto rilevante:

secondo Eurostat, l’Italia presenta una delle più alte incidenze di NEET (giovani che non studiano, non lavorano) in Europa, seconda solo alla Romania (19,4%), con il 15,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni fuori da percorsi di studio o lavoro, a fronte di una media UE del 11%.

 “La condizione dei NEET rappresenta uno dei segnali più preoccupanti della nostra società. La sua incidenza misura lo spreco di capitale umano delle nuove generazioni.

L’Italia, purtroppo, resta tra i Paesi europei con i livelli più alti: un paradosso, considerando che siamo anche tra quelli con meno giovani e con un processo di “degiovanimento” più accentuato.

Rafforzare la formazione e il raccordo tra scuola e lavoro è l’investimento decisivo per assicurare vitalità economica, innovazione e sostenibilità sociale” afferma Alessandro Rosina, sociologo e docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Le manifestazioni di questo disagio sono state evidenziate recentemente dal presidente Marttarella, dal governo e dal Papa.


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Flash pubblicato il 23/11/2025



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