Approfondimento

Riccio comune ancor più a rischio con le ondate di calore. Cosa fare se se ne incontra uno

Approfondimento pubblicato il 27/09/2026 - di Redazione

Erinaceus europaeus

Il 5 gennaio 2026 Pro Natura ha proclamato il riccio europeo (Erinaceus europaeus) animale dell’anno. Non perché stia bene, ma perché ha bisogno di aiuto.

Calo fino al 33 per cento

Negli ultimi dieci anni il numero dei ricci dell’Europa occidentale è diminuito, a seconda del paese, tra il 16 e il 33 per cento. Nelle Fiandre, in Belgio, e in Baviera addirittura del 50 per cento. In Svizzera dal 2022 il riccio figura nella Lista Rossa come potenzialmente minacciato. Nel 2024 anche l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) lo ha classificato come minacciato.

Le cause sono note: l’intensificazione dell’agricoltura, le strade e lo sviluppo urbano distruggono il suo habitat. A ciò si aggiunge che i ricci di norma hanno cuccioli solo una volta all’anno. Chi muore non viene rimpiazzato in fretta.

Robot tagliaerba, automobili, giardini di ghiaia

Nelle aree abitate si nascondono altri pericoli: automobili lungo i percorsi notturni, mancanza di mucchi di foglie per il letargo, robot tagliaerba che lavorano di notte. I giardini di ghiaia non offrono né rifugio né nutrimento. I giardini recintati senza passaggi tagliano fuori il riccio dal suo territorio di vagabondaggio, che può estendersi per diversi ettari.

Ne abbiamo già scritto: il riccio europeo rischia l’estinzione: ecco perché non sono più al sicuro nemmeno nei nostri giardini

Quest’estate la situazione è precipitata:  l’agonia dei ricci denutriti. “Stremati da caldo e siccità, aiutateci a salvare i cuccioli”

L’allarme da Cuneo: «Madri senza latte e piccoli sempre più deperiti»

La dura vita dei ricci. Falcidiati dalle auto e ora anche dal caldo estremo. Da mesi il Centro recupero La Ninna di Novello, in provincia di Cuneo, sta vivendo un’emergenza senza precedenti: ogni giorno vengono ricoverati animali in condizioni gravissime, vittime di una siccità che non dà tregua.

I più fragili sono i cuccioli: arrivano disidratati, denutriti, spesso sotto choc o vittime di «colpi di calore». Molti dovrebbero pesare circa duecento grammi e invece ne pesano appena la metà.

Uno dei ricci soccorsi al Centro di Recupero Ricci La Ninna

A testimoniare la gravità della situazione sono anche le madri: arrivano sempre più spesso femmine scheletriche, stremate, senza latte per allattare. Intere famiglie di ricci stanno pagando il prezzo della scomparsa del cibo. Perché il terreno, ormai duro come cemento, non permette più di trovare insetti, larve e lombrichi, e l’acqua sta scomparendo.

A denunciare questa situazione è il veterinario, e fondatore del Centro La Ninna, Massimo Vacchetta. Un antico proverbio recita; «l’ingegno di necessità fa virtù», e sembra sposarsi a pennello con le idee del «dottore dei ricci» che da tempo promuove eventi solidali per salvaguardare questa specie di animali vittima dei cambiamenti climatici.

Tempo fa, è riuscito a creare un ospedale dove vengono curati oltre quattrocento esemplari ogni anno, falciati dalle macchine agricole o feriti dalle automobili. Ora a debilitarli, e in molti casi ad ucciderli, è stato il grande caldo. «Siamo di fronte a una situazione mai vista prima con questa intensità – spiega Vacchetta -. Facciamo quello che possiamo per salvarli, ma rimetterli in natura è quasi impossibile, perché le condizioni sono estreme»…

Come si recupera un riccio?

Bisogna sempre muoversi con cautela soprattutto in silenzio per non spaventarli, munirsi di uno straccio o guanti da giardiniere per afferrarli evitando di pungersi. Vanno messi quindi in uno scatolone grande con le pareti alte per evitare la fuga. Nella scatola va posta una boule, o una bottiglia di plastica piena di acqua calda, avvolta da un asciugamano, per tenerli al caldo soprattutto quando sono in choc. L’animale va coperto con un telo di pile per evitare che si agiti. È opportuno lasciare sempre a disposizione una ciotola di acqua fresca, magari con una punta di miele per dare energia, e un pochino di omogeneizzato di carne per gattini.

Cosa non fare invece?

La prima cosa da non fare è raccoglierlo e portarselo a casa semplicemente perché lo abbiamo incontrato. Il riccio è un animale selvatico, tutelato dalla legge, e non può essere detenuto come un animale domestico. È un grande camminatore e si stressa tantissimo in cattività. Se lo vediamo attraversare il giardino al tramonto, durante la notte o all’alba, è un comportamento del tutto normale: lasciamolo tranquillo e, se vogliamo aiutarlo, possiamo mettere a disposizione una ciotola di acqua fresca e un po’ di cibo umido o crocchette per gatti.

Si può fare intelligentemente senza appartenere ad un Cras: ” Alle sette di sera Carolina Robles arriva davanti ai cancelli di Villa Simonetta con acqua, croccantini e una piccola collezione di ciotole basse. Sistema tutto in tre punti, appoggiando il cibo su assi di legno e proteggendolo con grandi sottovasi. Poi aspetta. Prima ne compare uno, quindi un altro. Quando scende il buio, nel parco comincia la cena dei ricci...”

Quali cibi non vanno somministrati?

Non bisogna mai dare loro latte vaccino o pane: non sono alimenti adatti e possono provocare problemi intestinali anche seri. Allo stesso modo, se il riccio appare ferito, debilitato o malato, non bisogna improvvisare cure casalinghe né aspettare qualche giorno nella speranza che migliori da solo. Nei ricci il tempo è spesso determinante: essendo animali preda, tendono a nascondere i sintomi finché possono e, quando un esemplare malato esce allo scoperto o si lascia avvicinare facilmente, può essere già in condizioni molto compromesse. In questi casi la cosa giusta da fare è contattare subito un Cras o una struttura specializzata e seguire le indicazioni di chi si occupa professionalmente di fauna selvatica.

E, come comportarsi alla presenza di mamme con i piccoli?

Se troviamo una mamma con i cuccioli all’interno di un nido, non dobbiamo assolutamente disturbarli, né maneggiarli: la femmina potrebbe spaventarsi e abbandonare la cucciolata, con conseguenze molto gravi. Se invece il nido è stato distrutto o si trova in una situazione di pericolo, allora è necessario mettere in sicurezza insieme la madre e i piccoli, utilizzando uno scatolone con bordi molto alti, e portarli rapidamente a un centro specializzato. Nel maneggiare i piccoli è bene usare i guanti, soprattutto per ridurre al minimo il contatto diretto e lo stress. Diverso è il caso in cui troviamo dei cuccioli ancora lattanti fuori dal nido e sparsi in giardino. Se hanno gli occhi ancora chiusi, sono quasi privi di pelo e presentano aculei molto corti, significa che sono ancora completamente dipendenti dalla madre. Trovarli da soli all’esterno è un segnale d’allarme: è probabile che la madre sia morta, sia stata ferita oppure che sia accaduto qualcosa che l’ha costretta ad abbandonare il nido. In questi casi i piccoli vanno recuperati tempestivamente, tenuti insieme al caldo e affidati quanto prima a un Cras o a un centro specializzato, perché senza la madre possono andare incontro molto rapidamente a ipotermia, disidratazione e morte.

Sotto: riccio trovato e rilasciato ad Albiate

Perché cure sommarie o fatte in casa potrebbero causare ulteriori danni?

Perché la maggior parte delle persone non ha le conoscenze medico-scientifiche necessarie. È un po’ come per una persona: se sta male la porti in ospedale, non la curi a intuito. Con un riccio, a maggior ragione, servono competenze specifiche.

Spesso si sottovaluta la gravità della situazione: un riccio può arrivare con traumi interni, parassitosi gravi, intossicazioni, avvelenamenti o infestazioni da larve che lo consumano rapidamente. In questi casi il tempo è decisivo: aspettare anche solo poche ore può significare non salvarlo. In più, in buona fede si rischia di peggiorare le cose: forzarlo a bere o a mangiare può causare polmoniti o addirittura il soffocamento.

Per questo la cosa più responsabile non è improvvisare cure, ma mettere l’animale al sicuro e portarlo rapidamente a un centro specializzato come il nostro, dove ci sono strumenti, esperienza e personale in grado di valutarlo e curarlo davvero…

Sotto: dei privati in Francia si sono organizzati per aiutare ricci feriti.



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