Redatto il 27 agosto, aggiornato il 31 agosto 2025. Sopra un piatto pronto fotografato in Grecia.
Alcune notizie sul cibo sono preoccupanti.
Le prime sono tendenze:
1) Secondo la società specializzata Innova Market tre consumatori su cinque, nel mondo, acquistano almeno una volta alla settimana un alimento pronto a basso prezzo, e uno su cinque lo fa tutti i giorni, e la tendenza è all’aumento (del 3% su base annua).
Ciò accade perché il modello sociale è profondamente cambiato quasi ovunque, spiegano gli autori, e oggi non esiste quasi più la figura della persona che, non lavorando, può occuparsi della preparazione domestica dei cibi. E questo è vero anche nei Paesi come India e Indonesia, perché i prezzi bassi dei cibi pronti rendono questi prodotti accessibili a chiunque e anzi, molto spesso convenienti. Sempre secondo Innova, un consumatore su cinque, soprattutto se giovane, pensa che il tempo impiegato a cucinare sia tempo perso: al massimo, concede mezz’ora alla preparazione.
2)In Europa è boom di snack per l’infanzia : + 29% in 5 anni
La terza è una notizia puntuale, di marketing

L’Italia ha dimenticato la dieta mediterranea
Il Paese della dieta mediterranea da anni ha dimenticato questo modello alimentare. L’Italia ha focalizzato l’attenzione e gli sforzi in ambito alimentare verso la promozione, la vendita e l’esportazione di prodotti made in Italy. Stiamo parlando di salumi, formaggi e vini che occupano poco spazio nella famosa piramide della dieta mediterranea. Al contrario, non è incentivato in nessuno modo il consumo di prodotti alla base del modello mediterraneo come frutta, verdura, pasta, pane, riso e cereali.
Siamo un Paese senza un progetto, senza una bussola per arginare il sovrappeso e obesità. Siamo un Paese dove gli spot e le pubblicità di cibo spazzatura occupano la maggior parte degli spazi pubblicitari. Un Paese dove le aziende possono vantare nella pubblicità caratteristiche inesistenti per i loro prodotti con la quasi matematica certezza di non avere ripercussioni di sorta. In questa situazione nessun Ministero o istituzione pubblica è interessata a intervenire per correggere la rotta.
In Italia manca un’agenzia per la sicurezza alimentare come quelle che esistono in quasi tutti i Paesi europei. Non un nuovo carrozzone, ma un gruppo costituito da esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, del CREA e dalle società scientifiche che si occupano di nutrizione. Romano Prodi, nel 2008, aveva stanziato i fondi in bilancio per un’agenzia con sede a Foggia. Poi il governo Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti li hanno dirottati su altri progetti, mantenendo le competenze in materia di sicurezza ed educazione alimentare al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità. L’esito è un deserto, dove le regole sono quelle dell’industria alimentare e del libero mercato, con esiti disastrosi per i giovani, e non solo.

La Generazione Z è l’ultima del Novecento, non a caso il nome, che riprende l’ultima lettera dell’alfabeto, sembra segnare una soglia. Ne fanno parte i nati tra il 1997 e il 2012. È la prima a essere completamente nativa digitale: fin dall’infanzia, infatti, ha avuto accesso a smartphone, tablet, internet e social media. Oltre il 90% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni ha un profilo attivo, in particolare su piattaforme come WhatsApp e Instagram.
Negli ultimi anni, il crescente impatto della tecnologia nella vita quotidiana degli adolescenti ha spinto la comunità scientifica a indagare come influisca sul loro stato di salute, a partire dalle abitudini alimentari. «Diversi studi hanno mostrato che i ragazzi che trascorrono più tempo davanti agli schermi tendono ad avere una minore aderenza alla dieta mediterranea», spiega Marta Tristán Asensi, dietista e dottoranda del dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica all’Università di Firenze e membro del gruppo Giovani della Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu). «L’effetto è indiretto e legato a comportamenti modificati dall’uso dei dispositivi: mangiare davanti a uno schermo, spesso da soli, saltare la colazione, scegliere alimenti già pronti che sempre più spesso si ordinano online. Si perdono così elementi fondamentali della dieta mediterranea, come la regolarità dei pasti, la convivialità e il consumo di cibi freschi e di stagione. Inoltre, complice la globalizzazione, anche in Paesi come il nostro, culla della dieta mediterranea, sono diventati comuni prodotti molto lavorati o ultraprocessati ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale. Questa transizione nutrizionale colpisce soprattutto i giovani, più esposti ai messaggi pubblicitari e meno coinvolti nella preparazione del cibo».
Vanno persi non solo il consumo di cibi freschi e di stagione a favore di quelli pronti, ma anche la regolarità dei pasti e la convivialità
L’uso intensivo della tecnologia influisce anche sull’attività fisica. «Diversi studi osservazionali mostrano che più tempo si passa davanti a uno schermo, meno se ne dedica al movimento», continua Tristán…
Da notare che gli italiani hanno un consumo di surgeleti superiore alla media europea.

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La tendenza alla snackification non è necessariamente una novità, ma quello che si nota negli ultimi anni è che i consumatori fanno sempre più spesso questo tipo di scelta durante la giornata, cercando così di ridurre i tempi di preparazione e consumo dei pasti. A marzo 2024 SnackTrack ha evidenziato che il 37% dei pasti principali conteneva uno snack, rispetto al 29% del 2010. Quasi tutte le generazioni consumano più snack a colazione rispetto al passato. Tra questi rientrano alimenti come barrette, frutta, biscotti, brownie, merendine, muffin, budini, mix di snack, yogurt, snack salati o alla frutta. A pranzo il consumo di snack con o al posto di un pranzo tradizionale è aumentato negli ultimi dieci anni.
Le differenze generazionali
A questo si aggiunge l’aspetto generazionale. Nel 2023 una ricerca di Mondelez metteva in luce come le generazioni più giovani abbiano una particolare propensione agli snack. Millennial e Gen Z consumano il 10% di snack in più al giorno rispetto alle generazioni passate a causa di stili di vita più frenetici. Secondo un rapporto di Packaged Facts, “Looking Ahead to Gen Z: Demographic Patterns and Spending Trends”, la Generazione Z preferisce gli snack ai pasti e gli spuntini tra un pasto e l’altro ancora più dei Millennial (rispettivamente il 74% contro il 66%). Questa generazione cerca generalmente di concedersi qualcosa di sano ed equilibrato ed è spesso attratta da confezioni originali o apparentemente poco salutari, rivolgendosi a marchi come Liquid Death.

Se poi si guarda la classfica mondiale , purtroppo, nella top ten si vedono solo produttori di cibo spazzatura .
Ma se l’industria ha le sue responsabilità anche la distribuzione ci mette del suo: ormai alcuni piatti pronti sono proposti non perchè siamo buoni o salutari ma perchè instagrammabili

E’ così da Marks & Spencer (Gran Bretagna) – foto sopra.
E instagrammabile o non il cibo spazzatura è sempre più presente nella distribuzione sotto forma di piatti pronti.
Interessante, in mezzo a tanto cibo spazzatura la conferma di Granoro sulla velocizzazione dei piatti : Dopo 120 secondi in pentola gli spaghetti Granoro ‘Due minuti’ della linea Dedicato sono pronti per essere serviti a tavola.
Questo che sembra un segnale di speranza perchè non significa, in assoluto, un peggioramento della qualità, anzi : “Unanime l’apprezzamento per la qualità visto, che aspetto e consistenza risultano analoghi agli spaghetti tradizionali. Anche la semola è la stessa che utilizza Granoro ottenuta da grano italiano 100% made in Puglia”.
Purtroppo è uno dei pochi : la conclusione saliente di una sperimentazione clinica che un gruppo di ricerca internazionale ha pubblicato sulla rivista americana Cell Metabolism giovedì 28 agosto. Coordinato dal biologo Romain Barrès, ricercatore presso l’Istituto di Farmacologia Molecolare e Cellulare di Sophia Antipolis (Inserm, CNRS e Università della Costa Azzurra), questo studio conferma molti risultati recenti dalle osservazioni epidemiologiche.
Soprattutto, indica, con un alto livello di evidenza, che gli alimenti ultra-trasformati (LUE) sono deleteri, indipendentemente dalla quantità di calorie ingerite. Rapido e significativo aumento di peso, salute cardio-metabolica degradata, equilibrio ormonale disturbato, compromissione della fertilità maschile, cancro e depressione.
In Germania l’obesità sta diventando un problema politico. Sotto : cibo spazzatura, in Italia.