Dopo i crolli delle palme a Genova e dei pini a Roma si studiano le specie arboree più resistenti al clima estremo
La consapevolezza sull’importanza del verde nei contesti urbani, va detto, negli ultimi anni ha preso campo quasi ovunque. «Gli alberi sono la strategia tecnologica più efficace che abbiamo per proteggere dal caldo le nostre città», è del resto la definizione-mantra del pianificatore Brian Stone jr, del Georgia Institute of Technology. «Dopo decenni passati a considerare il verde solo decorativo o compensativo, finalmente è chiaro in cosa risulti necessario: dall’abbattimento delle isole di calore alla tenuta contro le bombe d’acqua», conferma Emily Clancy, la vicesindaca di Bologna, 86mila alberi a registro in Comune, nel rivendicare la sfida coraggiosa di “Bologna verde”, il maxi intervento di riforestazione della città da 23 milioni di euro di qui al 2029. In tempi di temperature in aumento, però, serve andare «anche oltre».
«Il momento impone di ripensare la distribuzione di alberi e piante in città, sostituendo specie che già ora non sono più adatte al riscaldamento globale con altre capaci di adattarsi di più agli effetti dei cambi di clima», spiega Francesca Coppola, paesaggista, assessora a Genova. Al posto di carpini e querce, ad esempio, i nuovi standard suggeriscono la piantumazione di parrotia persiaca, una pianta di origini mediorentali ad alto tasso di resistenza alla siccità…
«Occorre rivalutare lo spazio per l’albero all’interno delle città, pensare al suolo oltre alla pianta, e programmare in termini di filiera», si spiega dallo Studio Gatti, tra i più noti in Italia. Ad esempio, facendo sì che le amministrazioni «inizino a dotarsi di programmi per fornire i vivai delle piante più adatte al nuovo clima»…
Fonte : Addio agli alberi fragili, meno pini e più gelsi: cambia il verde delle città
Flash pubblicato il 04/02/2026

