Albiate : il viale dei pioppi che sta crollando e non verrà rimpiazzato
Redatto il 1° ottobre, aggiornato il 10 ottobre 2024
La situazione è drammatica: il viale dei pioppi che, ad Albiate, costeggia la Monza- Carate rischia di sparire, a meno che non si cambi la specie di alberi.
I pioppi non sono adatti a reggere il cambiamento climatico per due ragioni : hanno radici che non vanno abbastanza in profondità, per reggere allo stress idrico crescente, e sono troppo alti per reggere alle tempeste sempre più frequenti anche in Brianza.
Ad aprile su 271 pioppi piantati 25 anni fa, ne erano morti 116 (271- 155), quasi la metà.
Ho chiesto il permesso di rimpiazzarli con dei tigli al parco Regionale della valle del Lambro ma, ad oggi, dopo svariati mesi di attesa, non ho ricevuto risposte.
Sono almeno tre anni che cerco di gestire questa situazione, pulendo e rimpiazzando i pioppi morti.
Ma i giovani innesti muoiono. E, a questo punto, vi dico semplicemente, che non sprecherò più energie e soldi per piantare nuovi pioppi.
Attenderò che muoiano i vecchi per poi riforestare con nuove essenze.

Di seguito alcune riflessioni di Luigi De Vecchi, presidente della fondazione Sylva, sul cambiamento climatico
Le temperature stanno aumentando. E non servono studi, che pure ci sono, per capire che nelle nostre città vanno piantumati più alberi.
«Assolutamente sì, ma il problema è di tipo culturale. Nonostante risanino terreni inquinati, puliscano l’aria che respiriamo, ci forniscano ombra, cibo, persino materie prime per i nostri cosmetici, gli alberi non sono considerati essere viventi. Nelle città, poi, sono visti spesso come un problema a causa delle radici e della caduta delle foglie. Questa visione va cambiata: gli alberi sono alla base della nostra sostenibilità futura».
Lei però è un banchiere d’affari, ragiona in termini di profittabilità delle operazioni. Finanza sostenibile non è un ossimoro?
«Lo è, purtroppo. Ma noi dobbiamo iniziare a immaginare un’evoluzione del nostro capitalismo. Ripeto: per la mia generazione questo tema non si poneva con la stessa forza con cui si presenta oggi. Noi attuali sessantenni abbiamo immaginato un sistema che crea una serie di benefici; questo sistema però non ha compreso alcuni temi, su tutti la sostenibilità. Dobbiamo trovare la forza di modificare il capitalismo e dargli una veste più sociale».
Come?
«I modi ci sono. In America, ad esempio, sono previsti incentivi per le grandi aziende che investono nel terzo settore e in tutte quelle aree – come la riforestazione boschiva – dove lo Stato non ha le risorse per intervenire. Ogni Paese, tra cui l’Italia, dovrebbe trovare delle formule ad hoc».
Viene da pensare che serve uno sforzo comune, come per i vaccini anti-Covid. In quel caso però vi era la percezione di un’urgenza.
«La chiave è la collaborazione. Io lavoro per mettere insieme mondi diversi come le aziende finanziarie, quelle industriali e l’associazionismo. Sono realtà che spesso parlano lingue diverse; se ci aggiungiamo anche scuole, Università e famiglie, le cose si complicano ancora di più. Ma non possiamo più ragionare per compartimenti stagni: la sopravvivenza è una questione comune».
Le cifre di questo articolo, che riguarda Albiate, non si riferiscono ai soli pioppi ma a tutta l’area, in un anno.
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Sotto : l’area sta perdendo le sue piante ma anche la possibilità di essere coltivata.