Inquinamento e clima: come cambiano i rischi oncologici
Nel numero di giugno 2025 di Fondamentale, la rivista dell’AIRC, viene messo a fuoco un aspetto spesso trascurato: la crisi climatica non è solo un’emergenza ambientale, ma può incidere anche sul rischio oncologico, aumentando l’esposizione a fattori di rischio e rendendo più complessi prevenzione, diagnosi e cure.
Di seguito, il testo integrale dell’articolo:
IL PESO DELL’INQUINAMENTO E DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SUI TUMORI
Ridurre l’inquinamento ambientale e adottare uno stile di vita più sostenibile può aiutare anche a prevenire e ad affrontare il cancro
a cura di Jolanda Serena Pisano – Giugno 2025
Il gennaio del 2025 è stato il più caldo mai rilevato a partire dal 1850 – l’anno in cui sono iniziate le prime registrazioni affidabili e continuative della temperatura della superficie del pianeta. Non sorprende, dal momento che il 2024 è stato l’anno più caldo mai rilevato, superando nel primato il 2023. Il riscaldamento globale aumenta l’intensità e la frequenza di episodi climatici estremi, come siccità, incendi, tempeste e alluvioni, nonché il livello di mari e oceani, che potrebbe portare a sommergere città come Venezia. In effetti, tra le regioni globali più colpite dalla crisi climatica c’è l’Europa meridionale, con giornate in media più calde e precipitazioni e ondate di calore più frequenti e intense. Le conseguenze per la salute sono molte, tra cui colpi di calore e aumento dell’incidenza di infezioni e problemi respiratori. Il cambiamento climatico sembra avere un impatto anche sul cancro, sia direttamente, per esempio perché favorisce la diffusione di sostanze cancerogene nell’aria; sia indirettamente, perché gli eventi climatici estremi possono ridurre la possibilità di accesso agli esami e alle cure.
Il cambiamento climatico sembra avere un impatto anche sul cancro, per via degli inquinanti atmosferici e dei danni degli eventi climatici estremi
ARIA INQUINATA
L’inquinamento dell’aria è legato a doppio filo con la crisi climatica. Da un lato, ne è una causa, perché favorisce l’aumento delle temperature medie: alcuni gas inquinanti che si accumulano nell’atmosfera intrappolano il calore sulla superficie terrestre, come avviene nelle serre (da cui le espressioni “gas serra” ed effetto serra). Dall’altro, il cambiamento climatico alimenta l’inquinamento atmosferico, per esempio perché favorisce gli uragani, che possono distruggere impianti industriali e quindi liberare nell’ambiente composti come le diossine, e gli incendi, che liberano benzene, idrocarburi policiclici aromatici e altri inquinanti. È quanto si è visto a inizio 2025 con gli incendi che hanno devastato la zona di Los Angeles, in California. Anche se gli incendi boschivi sono fenomeni normali in aree ricche di alberi e arbusti soggette a lunghi periodi di caldo, diversi studi mostrano che il cambiamento climatico e la siccità che porta con sé in alcune zone del mondo rendono eventi di questo tipo circa 3 volte più frequenti in Canada e quasi 30 volte più frequenti in Amazzonia. E si stima che, se le emissioni di gas serra dovessero aumentare ancora, entro la fine del secolo gli incendi boschivi potrebbero diventare oltre 10 volte più frequenti di oggi. Gli inquinanti atmosferici possono compromettere la qualità dell’aria per mesi o persino anni, comportando danni a lungo termine all’ambiente – e anche alla salute. Come riporta l’Organizzazione mondiale della sanità, circa il 99% della popolazione mondiale vive in aree con livelli di inquinanti dell’aria non sicuri. Un effetto importante riguarda l’incremento del rischio di tumore al polmone, anche se l’abitudine al fumo resta la causa dell’85-90% dei casi di carcinoma polmonare, oltre ad aumentare il rischio di almeno altri 11 tipi di neoplasie.
Uno studio pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine, che ha considerato i dati sui tumori polmonari in 185 Paesi, ha mostrato che i casi di cancro del polmone non associati al fumo sono in ascesa, principalmente tra le donne e in popolazioni asiatiche. Gli autori hanno sottolineato che tra le cause potrebbe esserci proprio l’aumento di sostanze inquinanti in atmosfera.
UN VASTO IMPATTO
Il riscaldamento globale imputabile alle attività umane intensifica l’esposizione a fattori di rischio oncologici in molti altri modi. Per esempio, favorendo le inondazioni, dal momento che si stima abbia aumentato di quasi il 20% l’intensità e la frequenza delle precipitazioni. I danni delle alluvioni includono la distruzione di industrie, raffinerie di petrolio e altri siti dove sono presenti anche sostanze cancerogene, che l’acqua può portare nelle aree abitate. È proprio quanto è accaduto, per esempio, con la tempesta seguita all’uragano Florence, che ha colpito il North Carolina, negli Stati Uniti, nel settembre del 2018.
La crisi climatica può aumentare il rischio di cancro anche a causa del suo impatto sulle diete. Infatti, secondo alcune stime pubblicate nel 2016 sulla rivista The Lancet, entro il 2050 i cambiamenti climatici potrebbero ridurre la disponibilità di alimenti del 3,2%, e in particolare del 4% quella di frutta e verdura. Ciò comporterebbe oltre 500.000 decessi, dovuti principalmente al fatto che sarebbe favorita un’alimentazione poco salutare, con un incremento dei casi di malattie cardiovascolari e di cancro. Inoltre, il cambiamento climatico può favorire la proliferazione di microrganismi associati all’insorgenza di alcuni tipi di tumore. Per esempio, ad alte temperature le coltivazioni di mais e di altre colture alimentari sono più di frequente contaminate da muffe che liberano aflatossine, sostanze che aumentano il rischio di sviluppare il cancro del fegato.
Le variazioni climatiche contribuiscono infine anche all’assottigliamento dello strato di ozono in atmosfera e alla riduzione della copertura nuvolosa, aumentando così l’esposizione ai raggi ultravioletti, noti per essere un fattore di rischio per il melanoma e altri tumori della pelle.
UN OSTACOLO PER LA PREVENZIONE E LA CURA DEL CANCRO
Per prevenire, diagnosticare e trattare i tumori occorrono risorse adeguate, come l’elettricità e le giuste terapie. Per questo i pazienti oncologici sono tra le popolazioni più vulnerabili ai danni degli eventi climatici estremi. Per esempio, nel 2018 in Porto Rico l’uragano Maria colpì diverse infrastrutture, rendendo inutilizzabili alcuni macchinari per la radioterapia e compromettendo uno stabilimento che produceva molte delle sacche utilizzate negli Stati Uniti per la somministrazione di medicinali. Di conseguenza, non solo molti pazienti oncologici portoricani non si poterono curare adeguatamente, ma anche molti pazienti statunitensi, perché diversi centri USA non riuscirono a rifornirsi di antibiotici e altri farmaci necessari per le terapie. Allo stesso modo, gli eventi meteorologici estremi possono ritardare le diagnosi di tumore, per esempio causando problemi nei laboratori di analisi. Fenomeni del genere possono ridurre la sopravvivenza dei pazienti, come ha mostrato uno studio pubblicato nel 2019 sulla rivista JAMA.
Consumare più legumi e verdure e meno carne può contribuire a contrastare il cambiamento climatico e ridurre il rischio di tumore
I ricercatori hanno confrontato i dati di pazienti con cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC), trattati con radiazioni. Per 1.934 di loro la terapia era stata interrotta a causa di un ciclone. Rispetto ad altri 129.080 pazienti che avevano completato la stessa cura senza interferenze di catastrofi naturali, i primi avevano ricevuto un trattamento prolungato; ciononostante, la loro sopravvivenza era più breve in media di 2 mesi rispetto agli altri pazienti. Lo svantaggio aumentava se il disastro ambientale era durato più a lungo.
AFFRONTARE LA CRISI CLIMATICA
Nell’ultimo secolo le morti dovute a disastri ambientali sono diminuite di quasi 10 volte, passando da circa 500.000 ogni anno tra il 1920 e il 1930 a circa 38.000 nel 2020. Questo anche grazie a interventi nazionali e internazionali come il monitoraggio dei fenomeni ambientali e il coinvolgimento delle popolazioni affinché segnalino eventuali servizi di assistenza, sociali o sanitari da soddisfare per limitare i danni delle catastrofi naturali.
Cosa possiamo fare per prevenire il problema della crisi climatica? Oltre 100 Paesi oggi sono impegnati per ridurre l’impatto ambientale e il riscaldamento globale che ne consegue, ma secondo le previsioni di questo passo l’Europa raggiungerà la neutralità climatica solo nel 2100. I governi, quindi, dovranno agire subito e in modo più incisivo per minimizzare il problema.
Anche a livello individuale possiamo fare qualcosa. Peraltro, molte azioni sostenibili coincidono anche con abitudini salutari, che aiutano a prevenire il cancro: per esempio, preferire i mezzi pubblici, la bici o gli spostamenti a piedi alle automobili riduce le emissioni di gas serra e contribuisce a contrastare la sedentarietà, che è un fattore di rischio per alcuni tipi di cancro. Anche portare in tavola più legumi e verdure e meno carne può aiutarci sia a tenere sotto controllo le emissioni di gas serra, contenendo i cambiamenti climatici, sia a ridurre il rischio di tumore, perché i vegetali, nostri preziosi alleati nella prevenzione oncologica, sono gli alimenti meno impattanti dal punto di vista ambientale.