Pubblicato il 14 settembre, aggiornato il 15 settembre 2024.
Il percorso nasce prendendo atto che il nostro cibo si è trasformato in spazzatura, soprattutto nei paesi nordici – ad esempio negli Stati Uniti – l’obesità uccide più delle armi – e che mangiare troppo cibo confezionato possa causare il cancro.
A questo si aggiunge il fatto che modo di mangiare dei nostri giovani potrebbe essere una delle origini dell’aumento dei tassi di tumori nel mondo tra i nostri ragazzi.
Partendo da questi presupposti la Fondazione affronterà, nei prossimi mesi, argomenti che hanno attinenza al cibo, all’inquinamento e ad alcune malattie, tra le quali il cancro. Questo pezzo coniuga tutela della salute e storia del cibo.
a cura di Michela Becchi
I cibi ultraprocessati dovrebbero anche essere pesantemente tassati a causa dell’impatto sulla salute e sulla mortalità, sostiene in un’intervista al Guardian, Carlos Monteiro, epidemiologo brasiliano
«I cibi ultraprocessati stanno dominando il mondo. Servono campagne di salute pubblica, come quelle contro il tabacco, per frenare questo pericolo». Carlos Monteiro, ricercatore e professore emerito dell’Università di San Paolo in Brasile, alla ricerca sul tema sta dedicando tutta la sua carriera. Con lui, abbiamo stilato i 10 trucchi per riconoscere un cibo ultraprocessato, e ora anche al Guardian racconta i rischi che questi alimenti comportano. Tanto che meriterebbero di essere etichettati come pericolosi, proprio come le sigarette. «Nuoce gravemente alla salute».
I rischi dei cibi ultraprocessati
«Queste campagne», continua Monteiro, «dovrebbero includere tutti i rischi per la salute derivati dal consumo di cibi ultraprocessati». Che non sono affatto pochi: i risultati dello studio pubblicato sul British Medical Journal parlano di 32 effetti dannosi per la salute, tra cui un rischio elevato di malattie cardiache, tumori, diabete di tipo 2, obesità, compromissione della salute mentale. Questo tema verrà portato alla luce dal professore durante il Congresso Internazionale sull’Obesità in scena fino al 29 giugno a San Paolo. «Gli ultraprocessati stanno soppiantando gli alimenti più sani e meno trasformati in tutto il mondo, causando un deterioramento della qualità della dieta. Stanno guidando la pandemia dell’obesità».
Bisogna tassare i cibi ultraprocessati
In particolare, nel Regno Unito e negli Stati Uniti i cibi ultraprocessati sono all’ordine del giorno. «Inoltre, si dovrebbero bandire le pubblicità di prodotti simili, o comunque limitarle molto, e dovrebbero essere introdotte avvertenze sulla parte anteriore della confezione simili a quelle utilizzate per i pacchetti di sigarette». Senza contare la diffusione degli ultraprocessati nelle scuole «dove non si dovrebbero affatto vendere questi cibi, che dovrebbero essere tassati pesantemente, per utilizzare poi le entrate per sovvenzionare alimenti freschi e sani». I cibi ultraprocessati sono venduti, infatti, sempre a basso costo: i giganti dell’industria sanno di dover mantenere dei prezzi competitivi, «e per massimizzare i profitti, gli alimenti devono avere dei costi di produzione inferiori, ed essere distribuiti su larga scala».
Altra similitudine con il mondo del tabacco: «Oltre a causare malattie gravi, gli ultraprocessati – proprio come le sigarette – sono prodotti da multinazionali che investono grosse somme in strategie di marketing aggressive. Soldi, tra l’altro, ottenuti con i loro prodotti attraenti e nocivi, spesi in attività di lobbying contro la regolamentazione».
Il pericolo è per i più deboli
Questo sistema comporta una serie di problematiche che, come sempre, sono scontate in prima persona dalle categorie marginalizzate, economicamente svantaggiate e deboli. Per esempio, uno studio del 2023 condotto dalla ong indiana Comitato di vigilanza popolare sui diritti umani, ha chiesto misure politiche urgenti per rendere disponibili sul mercato prodotti più sani, oltre a introdurre avvertenze chiare sugli alimenti confezionati che fanno male alla salute. Oltre il 90% degli intervistati che hanno dichiarato di consumare abitualmente cibi ultraprocessati, aveva un guadagno medio giornaliero pari o inferiore a 400 rupie (circa 4 euro e mezzo), e il 40% di questi proveniva dalla comunità emarginata di Musahar, tra le più povere che ci siano. La maggior parte, poi, non era neanche scolarizzata. Chi è nato dalla parte “giusta” del mondo può scegliere per la propria salute, ma che ne è di tutti coloro che non hanno questa scelta?

Il ricercatore brasiliano è ampiamente citato da Chris Van Tulleken nel suo libro sugli alimenti ultra processati che vi consiglio.
Trattasi di di un documento illuminante (anche se già trattato, almeno parzialmente, nel passato : Consumare troppo cibo confezionato aumenta il rischio di contrarre il cancro)
L’utilizzo del pane in cassetta in copertina è decisamente azzeccato; ricordo che per il pane in questione, prodotto direttamente da Esselunga, avevamo un grosso problema: non utilizzavamo i conservanti normalmente usati in prodotti similari (es.: alcol) con grandi scarti finali.
Non è così per la maggioranza dei prodotti industriali attuali.

La proposta di etichettare i cibi ultraprocessati è assolutamente irrealizzabile in Europa dove, dopo anni, si continua a litigare sull’argomento, a scapito della salute dei consumatori.
Lo è, molto probabilmente, anche negli Stati Uniti.
Ma per fortuna negli USA, nonostante le fortissime resistenze della lobby del cibo ultraprocessato, ci si inizia a porre il problema degli effetti di questo “non cibo”.
L’articolo di The Wall Street Journal che segue, ad esempio, è interessante anche dal punto di vista storico poichè spiega come si è passati, per il pane, da una scadenza di due giorni – come se ricordo bene era quello lasciatoci dagli americani, in Esselunga – ad un prodotto che può rimanere sullo scaffale dei supermercati fino a trenta giorni.
Il pane in cassetta industriale nasce tra il 1928 e il 1930 con le prime affettatrici automatiche e il pane dell’azienda Wonder.
La svolta avviene nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, quando l’esercito richiede pane “arricchito” – di vitamine e minerali – per sfamare le truppe americane. Questo è un punto di svolta poichè la chimica permette la trasformazione del pane in un alimento ultraprocessato (se un ingrediente su un pacchetto di cibo non è quello che useresti normalmente in una cucina domestica, è UPF , ultra processed food, cibo ultra trasformato).
Possibilmente da evitare.

