La formulazione del cibo ultra-processato cambia da paese a paese : il caso Fanta
Redatto l’8 maggio, aggiornato il 9 maggio 2026
Ne abbiamo già parlato a più riprese : le formulazioni dei prodotti alimentari non sono tutte “uguali” e, i consumatori che acquistano consapevolezza, possono influire su eventuali modifiche delle politiche delle multinazionali.
Ricordo quanto già scritto in proposito su questo sito : “La strategia che vedo usare nell’industria alimentare è quella di negare, denunciare e ritardare (*)“, afferma Barry Smith, direttore dell’Institute of Philosophy presso l’Università di Londra e consulente per le aziende sull’esperienza multisensoriale di cibo e bevande.
Finora la strategia si è dimostrata vincente. Solo una manciata di paesi, tra cui Belgio, Israele e Brasile, attualmente fanno riferimento agli UPF [cibo ultra- trasformato] nelle loro linee guida dietetiche.
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(*) negare gli effetti negativi del cibo spazzatura (cancro, obesità, problemi al cuore etc.), denunciare chi osa “cercare di fermarli” e ritardare qualsiasi regolamentazione ed etichettatura chiara, come hanno fatto, ad esempio, Ferrero e Lactalis in Europa.
Il testo che segue è, invece , al 99%, una sintesi di un articolo de Il Fatto Alimentare.
… Partendo dal mercato italiano, la Fanta (nella versione classica) che troviamo al supermercato, presenta una lista ingredienti relativamente “pulita”, utilizzando aromi naturali e il colorante naturale E160a (caroteni). Tuttavia, analizzando l’etichetta, emerge un dettaglio legale fondamentale: contiene il 9% di succo d’arancia e il 3% di succo di limone, per un totale del 12% di succo di frutta, percentuale che le permette di mantenere la denominazione di “Bibita al succo di arancia” (se inferiore diventerebbe “Bibita al gusto di arancia” (DPR 719/1958)…
La Fanta venduta in USA, Messico, Nigeria e Sud Africa è diversa e si caratterizza per formulazioni “peggiori”. L’elemento che balza subito all’occhio è la percentuale di succo che crolla drasticamente — spesso risultando inferiore al 3% o del tutto assente — a favore di un massiccio uso di additivi aggressivi come il conservante benzoato di sodio.
Nelle versioni americane e nigeriane, troviamo Yellow 6 (E110, Giallo Tramonto) e Red 40 (E129, Rosso Allura, dei coloranti sintetici azoici derivati dal petrolio, da anni al centro di dibattiti scientifici, sospettati di influire negativamente sul comportamento dei bambini. In Europa, i prodotti che li contengono devono riportare l’avvertenza: “Può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini”.
Si riscontra inoltre un sistematico “doppio danno” nel profilo degli edulcoranti: mentre l’Italia punta sullo zucchero di barbabietola o canna, negli USA domina lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), più economico ma fortemente legato all’obesità metabolica e al diabete. In Sud Africa e India, troviamo un mix massiccio di dolcificanti sintetici come Acesulfame K e Aspartame.
L’uso di dolcificanti sintetici viene presentato dalle aziende come un beneficio per il consumatore, mentre si tratta di una scelta per massimizzare i profitti. L’altissimo potere dolcificante riduce drasticamente i volumi della materia prima (zucchero), abbattendo i costi di trasporto e stoccaggio, oltre a permettere alle aziende di evitare le tasse sulle bevande zuccherate.
Notiamo che la Fanta italiana e quella del Regno Unito dichiarano 0g di sale o quantità trascurabili. Al contrario, le versioni per Messico (29mg), India (22.3mg) e Sud Africa riportano valori di sodio (o sale) più alti. Il sale funge da esaltatore di sapidità per contrastare l’estrema dolcezza e, soprattutto, agisce come conservante economico insieme al benzoato di sodio (presente in Nigeria, India e USA), necessario in climi caldi dove la catena del freddo è meno affidabile.
Mentre l’Occidente si sposta verso etichette più “pulite”, grazie a normative severe e consumatori attenti, nei mercati meno regolamentati le multinazionali mantengono ricette basate su chimica a basso costo, sale e mix di zuccheri, creando un vero e proprio doppio standard alimentare.
Nel caso delle bibite ultra – processate più che di Occidente bisognerebbe parlare di UE : nel cibo gli Stati Uniti hanno standard molto più bassi di quelli europei, come nel caso del “pollo alla candeggina” o della carne agli ormoni.
Sotto un post sulle differenze tra Fanta italiana e quella prodotta in India.
