L’eccedenza può non essere spreco: il valore della donazione alimentare
Lo spreco alimentare è una questione che coinvolge ambiente, società ed economia, in tutto il mondo: negli Stati Uniti i distributori sprecano ogni anno 384 miliardi di dollari in cibo, mentre il 45% delle scorte invendute rimane perfettamente commestibile.
Secondo i dati richiamati nei nostri approfondimenti, nel 2022 nell’Unione europea sono state stimate 59,2 milioni di tonnellate di spreco alimentare, con le famiglie responsabili del 54% del totale.
È un dato che mostra con chiarezza quanto il problema non riguardi soltanto la filiera produttiva e distributiva, ma chiami in causa anche i comportamenti quotidiani, accanto alla necessità di obiettivi e strumenti comuni a livello europeo.
Guardando all’Italia, i dati del Cross country report 2025 di Waste Watcher International mostrano che siamo ancora il Paese europeo con lo spreco domestico pro capite più alto, 555 grammi a settimana per persona (Spreco alimentare in Italia : cala quello domestico, ma la filiera pesa 13,5 miliardi), contro i 459 grammi dei francesi e i 446 degli spagnoli, ma dal 2015 a oggi abbiamo ridotto lo spreco di quasi 100 grammi. Un miglioramento reale, che non basta ancora a raggiungere l’obiettivo fissato dall’Agenda ONU 2030, che prevede di scendere a 369,7 grammi a settimana.
Eccedenza non è spreco
La distinzione tra eccedenza e spreco non è solo semantica. Un alimento è un’eccedenza quando non può più essere venduto nelle condizioni ordinarie, perché si avvicina alla scadenza, perché la confezione è danneggiata, perché è rimasto invenduto, ma è ancora idoneo al consumo umano. Diventa spreco solo quando nessuno interviene in tempo. In questo intervallo si colloca il valore del recupero: ciò che ha perso una funzione commerciale può ancora avere una funzione sociale.
Il quadro normativo: donare è un atto tutelato
La normativa italiana va esattamente in questa direzione. La legge 19 agosto 2016, n. 166, nota come “legge Gadda”, ha introdotto misure per favorire la donazione e la distribuzione gratuita delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale e per limitare gli sprechi. La legge ha semplificato le procedure burocratiche per le donazioni e ha integrato il quadro sulla responsabilità civile già introdotto dalla legge del Buon Samaritano (L. 155/2003), riducendo gli ostacoli pratici e legali che in precedenza scoraggiavano gli operatori dal donare le eccedenze.
Anche a livello europeo il principio è chiaro. La Commissione richiama una gerarchia precisa: prima prevenire, poi, quando ciò non è possibile, redistribuire per il consumo umano il cibo ancora sicuro e commestibile. La donazione, dunque, non rappresenta una soluzione marginale o emergenziale, ma una pratica coerente con una visione più evoluta della sostenibilità, nella quale la tutela delle risorse si intreccia con l’attenzione alle persone.
I numeri in Italia: la donazione funziona
I dati mostrano che, dove esistono reti organizzate, i risultati sono concreti. A Milano, nel 2025, la rete degli Hub Aiuto Alimentare ha recuperato 1.057 tonnellate di eccedenze, redistribuendo oltre due milioni di pasti equivalenti a circa 18 mila famiglie in condizione di fragilità.
Su scala nazionale, Banco Alimentare ha distribuito nel 2025 123 mila tonnellate di alimenti, di cui oltre il 40% sottratte allo spreco, raggiungendo quasi 1,8 milioni di persone in difficoltà attraverso oltre 7.600 organizzazioni partner sul territorio.
Il ruolo della grande distribuzione
In dieci anni il recupero delle eccedenze dalla grande distribuzione è quasi quadruplicato: secondo Banco Alimentare, si è passati da 4.500 tonnellate nel 2015 a quasi 18.000 nel 2025, con un incremento dell’11% nell’ultimo anno. Un segnale che la donazione alimentare ha smesso di essere un’eccezione per diventare una pratica strutturata.
La GDO è il punto della filiera in cui le eccedenze si concentrano in modo più visibile e dove le opportunità di recupero sono maggiori. Le principali insegne italiane hanno sviluppato approcci diversi, tutti orientati a ridurre ciò che finisce nelle discariche.
Carrefour Italia riporta nel suo Report di impatto 2024, Carrefour Italia una riduzione dello spreco alimentare del 55% rispetto al 2016 e descrive strumenti operativi come le vasche antispreco, le box ortofrutta e il programma “Guarda oltre la data”, che prevede sconti fino al 70% sui prodotti oltre il termine minimo di conservazione ma ancora sicuri. Anche Coop offre un caso particolarmente significativo: attraverso il progetto “Buon Fine”, nel 2024 sono state donate oltre 4.813 tonnellate di cibo (nel 2025 si è saliti a 4.900 tonnellate) e a questo si affianca “Mangiami Subito”, iniziativa che propone sconti fino al 50% ai prodotti freschi vicini alla scadenza. Conad ha comunicato per il 2024 10,7 milioni di euro di prodotti alimentari recuperati e donati nel 2024, mentre Esselunga ha dichiarato di aver donato, insieme ai fornitori, oltre 2.100 tonnellate di cibo, pari a più di 4 milioni di pasti, un impegno che affonda le radici nella storia e nella cultura aziendale costruita da Giuseppe Caprotti.
Le esperienze europee: modelli da osservare
A livello europeo emergono esperienze significative che mostrano come il recupero delle eccedenze possa tradursi in politiche efficaci. In Francia, la lotta allo spreco alimentare si fonda su un impianto normativo particolarmente avanzato: la legge Loi Garot, stabilisce una chiara gerarchia delle azioni, privilegia la donazione degli invenduti ancora idonei al consumo umano e prevede, per diversi operatori della filiera, la stipula di convenzioni con associazioni autorizzate. A questo si affiancano strumenti fiscali e operativi che hanno contribuito a rendere il recupero più strutturato.
In Irlanda, FoodCloud rappresenta un caso interessante sul piano logistico e digitale: nel 2024 ha redistribuito 79 milioni di meal equivalents, recuperando 33.230 tonnellate di eccedenze in sei Paesi. In Portogallo, infine, il modello REFOOD mostra come anche reti di prossimità basate sul volontariato possano produrre risultati significativi: oggi opera con oltre 60 centri locali, recuperando cibo e redistribuendolo rapidamente alle comunità.
Cosa puoi fare tu
Leggere di tonnellate recuperate e reti di redistribuzione può sembrare lontano dalla vita quotidiana. Ma la catena della donazione alimentare funziona solo se qualcuno, a ogni livello, fa la sua parte.
Se sei un consumatore, il gesto più concreto è non sprecare ciò che compri: pianificare la spesa, usare bene ciò che hai in frigo, non buttare per abitudine. Per approfondire gli altri aspetti del tema, puoi leggere i nostri articoli su come leggere correttamente le etichette alimentari, su come ridurre lo spreco nelle abitudini quotidiane.
Se sei un insegnante, un genitore o semplicemente una persona che ha influenza su altri, parlare di questo tema, con i dati giusti, senza allarmismo, è già un contributo.
La donazione alimentare è l’espressione di una cultura. Riconoscere che il cibo porta con sé lavoro, risorse, energia e relazioni significa capire che salvarlo, quando è ancora possibile è un atto di responsabilità verso la collettività.
Sotto da un post di LinkedIn: qualche consiglio sulla corretta gestione del frigorifero di casa.
