Tema: Spreco alimentare
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Nati in Corea del Sud, i mukbang raccolgono milioni di visualizzazioni mostrando persone che mangiano davanti alla telecamera. Un fenomeno diventato un business, tra convivialità virtuale, spreco alimentare e possibili effetti problematici
Uno studio pubblicato su The Milbank Quarterly mette in relazione cibi ultra-processati e sigarette, evidenziando analogie nei meccanismi di progettazione, consumo e possibile dipendenza. Dalla velocità di assorbimento al ruolo del marketing, emergono criticità che potrebbero richiedere regolamentazioni più stringenti
Da agosto 2026 entreranno in vigore alcune disposizioni generali ma i divieti specifici sui prodotti monouso, tra cui le tanto decantate bustine, scatteranno solo dal 1° gennaio del 2030. Si tratta quindi di un percorso graduale
Uno dei principali motivi per cui in Europa si continua a sprecare cibo è la confusione legata alle date di scadenza riportate in etichetta, ovvero una cattiva interpretazione delle diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”.
Lo spreco alimentare non è solo un problema di rifiuti: riguarda lo stile di vita delle famiglie, la competitività delle imprese e il futuro dei territori. Saperlo ridurre vuol dire spendere meno, usare meglio le risorse e dare un contributo concreto alla lotta contro i cambiamenti climatici.
In Italia, secondo l’Osservatorio internazionale Waste Watcher, lo spreco alimentare medio per cittadino si attesta a 555,8 grammi settimanali, ossia più di 28,9 kg all’anno. Si registra un calo del 18,7% rispetto al 2024, ma continua a superare la media europea e resta distante dal target dei 369,7 grammi settimanali previsto per il 2030.