Cibi ultra-processati come le sigarette? Lo studio su rischi e dipendenza
Cosa sono gli alimenti ultra-processati
Gli UPF sono prodotti industriali sottoposti a livelli molto elevati di lavorazione. Diffusi su scala globale, includono bevande gassate e analcoliche, dolciumi, fast food, snack, ma anche biscotti, torte, pane e cereali prodotti in serie, piatti pronti e dessert. Contengono additivi e aromi artificiali: tra gli ingredienti ricorrenti figurano maltodestrina, destrosio, oli idrogenati, proteine isolate, glutine e numerosi additivi come coloranti, addensanti e glutammato monosodico.
In generale sono da considerare “ultra-lavorati” o “ultra-processati” tutti quei prodotti alimentari con una lista ingredienti lunga: e già con più di 5 ingredienti sarebbe da considerarsi tale.
Secondo quanto riportato nello studio, questi alimenti tendono a contenere livelli elevati di sale, zucchero, grassi e additivi associati a obesità, cancro, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Presentano inoltre livelli inferiori di nutrienti essenziali e possono avere effetti negativi sul microbiota intestinale, elementi che contribuiscono all’associazione tra consumo di UPF e peggiori esiti per la salute. Uno studio recente dell’Irccs Neuromed, finanziato dalla Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro, collega l’elevato consumo di cibi ultra-processati a un aumento della mortalità nelle persone con diagnosi di tumore. Tra i possibili meccanismi coinvolti ci sarebbe proprio l’alterazione del microbiota intestinale
Prodotti progettati per incentivare il consumo
Gli autori di una ricerca, condotta da studiosi di Harvard, Università del Michigan e Duke University, evidenzia come molti alimenti ultra-processati evidenziano analogie nei processi produttivi: sia sigarette sia cibi ultra-processati sono progettati per fornire dosi precise di sostanze rinforzanti, capaci di generare effetti piacevoli senza risultare eccessive. Nel caso degli UPF, questo avviene attraverso la modulazione di carboidrati e grassi raffinati, come sottolinea The Guardian.
Un aspetto da considerare rispetto alla possibilità di sviluppare una dipendenza è la velocità con cui un prodotto rilascia i suoi ingredienti gratificanti: più rapidamente le sostanze raggiungono il cervello, maggiore è l’effetto sui circuiti della ricompensa. Come la nicotina arriva in pochi secondi, anche gli UPF sono formulati per favorire un assorbimento rapido, grazie alla scomposizione della matrice alimentare e all’uso di additivi. In questo modo i cibi diventano infatti più morbidi, più facili da consumare e digeribili rapidamente, al contrario degli alimenti minimamente processati in cui le fibre, le proteine e l’acqua rendono a volte la digestione e l’assorbimento più lento.
Il ruolo del marketing e dell’health washing
Lo studio evidenzia anche il ruolo delle strategie di marketing. Claim come “a basso contenuto di grassi” o “senza zucchero” vengono indicati come forme di “health washing” che possono ostacolare interventi regolatori.
Un parallelismo viene tracciato con le sigarette con filtro degli anni ’50, promosse come più sicure ma con benefici concreti limitati.
Si potrebbe iniziare con la sugar tax, come stanno facendo in Germania e valutando in Cina.
Lo diciamo e lo ribadiamo : questa tassa servirebbe anche in Italia perchè la sugar tax di George Osborne (UK), entrata in vigore nel 2018, ha avuto successo non perché ha cambiato il processo decisionale dei consumatori, ma perché il suo annuncio ha portato alla riformulazione delle bevande analcoliche (Financial Times) .
L’industria non modificherà ricette, promozioni o porzioni spontaneamente: richiede tassazione o regolamentazione.
Sotto : un confronto tra diverse formulazioni dello stesso prodotto (= quando la legislazione è più attenta, come nell’Unione Europea, il consumatore viene più tutelato).
