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Secondo un nuovo rapporto diffuso dall’agenzia dell’Onu, quest’anno è sovrappeso un bimbo o adolescente su dieci nel mondo e dal 2000 l’obesità è aumentata, passando dal 3% al 9,4%.
Quest’anno l’obesità ha superato il sottopeso come forma più diffusa di malnutrizione, interessando un bambino in età scolare e adolescenziale su dieci – ovvero 188 milioni -, esponendoli al rischio di malattie potenzialmente letali
Negli ultimi anni l’Europa ha visto estati roventi, alluvioni impreviste, siccità e incendi che non conoscevamo con perdite economiche stimate in 738 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023 di cui oltre 162 miliardi nei soli anni 2021-2023. (fonte AEA)
Molti dei danni provocati da questi eventi restano spesso irrisolti: alberi abbattuti che non vengono sostituiti, infrastrutture mai ricostruite, territori lasciati al degrado. Si crea così un circolo vizioso: la mancanza di risorse per riparare i danni aumenta la vulnerabilità agli eventi futuri, aggravando l’impatto economico e sociale delle catastrofi. Pensiamo davvero che sia ancora “normale” tutto questo?
Uno dei principali motivi per cui in Europa si continua a sprecare cibo è la confusione legata alle date di scadenza riportate in etichetta, ovvero una cattiva interpretazione delle diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”.
Lo spreco alimentare non è solo un problema di rifiuti: riguarda lo stile di vita delle famiglie, la competitività delle imprese e il futuro dei territori. Saperlo ridurre vuol dire spendere meno, usare meglio le risorse e dare un contributo concreto alla lotta contro i cambiamenti climatici.
In Italia, secondo l’Osservatorio internazionale Waste Watcher, lo spreco alimentare medio per cittadino si attesta a 555,8 grammi settimanali, ossia più di 28,9 kg all’anno. Si registra un calo del 18,7% rispetto al 2024, ma continua a superare la media europea e resta distante dal target dei 369,7 grammi settimanali previsto per il 2030.
Le acque europee continuano ad essere influenzate da sostanze chimiche, prevalentemente dall’inquinamento atmosferico da produzione di energia a carbone e dall’inquinamento diffuso dall’agricoltura. La mancanza di miglioramento dello stato chimico può essere in parte attribuita a inquinanti di lunga durata, come il mercurio e i ritardanti di fiamma bromati. Il nodo del Pnrr
Il Paese della dieta mediterranea da anni ha dimenticato questo modello alimentare. L’Italia ha focalizzato l’attenzione e gli sforzi in ambito alimentare verso la promozione, la vendita e l’esportazione di prodotti made in Italy. Stiamo parlando di salumi, formaggi e vini che occupano poco spazio nella famosa piramide della dieta mediterranea. Al contrario, non è incentivato in nessuno modo il consumo di prodotti alla base del modello mediterraneo come frutta, verdura, pasta, pane, riso e cereali
Gli esperti hanno identificato un’ampia gamma di impatti – della plastica -, tra cui disturbi cardiovascolari, cancro, diabete e malattie respiratorie, nonché una maggiore vulnerabilità alle infezioni. Non è stata calcolata alcuna stima affidabile del carico complessivo di malattia, ha affermato Landrigan. Ma secondo uno studio dell’anno scorso citato nel rapporto, i problemi di salute causati da sole tre sostanze chimiche ampiamente utilizzate nella plastica costano complessivamente 1,5 trilioni di dollari in un anno in 38 paesi, che rappresentano un terzo della popolazione mondiale. Secondo uno studio condotto da Maureen Cropper dell’Università del Maryland, una sostanza chimica, il BPA (bisfenolo A), è stata associata a 237.000 decessi per cardiopatia ischemica e 194.000 decessi per ictus in tutto il mondo.
“In passato per tre o quattro settimane durante l’estate le temperature raggiungevano picchi tali da ridurre di circa il 10% la produzione di latte negli allevamenti. Il caldo è causa di stress per gli animali. Oggi questi picchi sono continuativi non per poche settimane ma per almeno tre mesi”, spiega Calzolari. Il presidente di Granarolo spiega inoltre che i picchi di calore riguardano anche allevamenti in Francia e Germania, il calo produttivo, dunque, è generalizzato a tutta l’Europa
«A portare la malattia in origine sono gli uccelli migratori sia quelli che provengono dall’Europa nordorientale sia quelli africani. Con il cambiamento del clima e gli spostamenti delle persone possiamo aspettarci sempre più infezioni di questo tipo» avverte Piero Calistri, epidemiologo dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo e Molise…
Invece di ridurre la gamma di prodotti ultra-processati le iniziative di Trump e Kennedy rischiano di aumentarne l’assortimento, in chiave pseudo salutistica